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Matilda 6 mitica!

Prima ho amato il libro e poi anche il film, tanto che anche adesso che sono adulta (anagraficamente, anche se ogni tanto ho dei dubbi sull'effettiva età mentale) ogni tanto mi viene una voglia matta di riprendere in mano entrambi!
E' che a Matilda io le voglio proprio bene! E' un modello di riferimento. Ci fa comprendere che ognuno di noi ha in se qualcosa di speciale e che per far avverare i propri sogni sono necessari impegno e coraggio. 
E poi chi non vorrebbe essere capace di muovere le cose con il pensiero?! Alla faccia di Superman e Batman, Matilda ha scoperto che la lettura dona, a chi la sa amare, superpoteri molto più strabilianti!
E non è mica un caso che l'autore preferito di Matilda e della signorina Dolcemiele sia proprio quel Dickens la cui penna ha raccontato storie di infanzie difficili, di orfani, di bambini tiranneggiati da adulti come la Trinciabue. 
Matilda, novella Oliver Twist, riuscirà a riscattarsi grazie alle sue sole capacità e con lei anche la signorina Dolcemiele potrà lasciarsi alle spalle una vita di privazioni. 
Tutto quello che serve è tenere la mente ben aperta, coltivare le proprie passioni ed il proprio intelletto, avere coraggio e non lasciare agli Harry Wormwood di questo mondo l'ultima parola... e poi non guasterebbe nemmeno avere la tessera della biblioteca, anche se forse non tutte le bibliotecarie saranno premurose come la signorina Phelps! ;)

La congiura degli innocenti

Nelle campagne del New England un bambino sente tre spari. Il capitano Wiles a caccia di lepri per i boschi, trova un cadavere. Decide allora di nascondere il corpo per non aver noie con la polizia che difficilmente avrebbe creduto ad un incidente di caccia. Ma la cosa non è tanto semplice perché quel piccolo angolo di bosco nel Vermont dove giace il cadavere pare essere più trafficato del centro di New York nell'ora di punta. Nel giro di poche ore il cadavere del povero Harry verrà sotterrato e dissotterrato, portato avanti e indietro, per ben quattro volte da quattro adulti innocenti con la coscienza sporca.
La congiura degli innocenti (titolo originale The Trouble With Harry) è stato sottovalutato fin dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, considerato come opera di un Hitchcock "minore", come una pausa nella preparazione dei suoi grandi capolavori.
In realtà è invece uno dei film preferiti di Hitchcock, amante dell'umorismo sottile, un po' all'inglese.
Di fatto La congiura degli innocenti è una pellicola "sovversiva", dove vengono capovolti i valori ed i comportamenti tradizionalmente accettati dalla società civile: dal concetto di buon vicinato all'atteggiamento di fronte alla morte. Così la morte non è altro che un piccolo contrattempo e i personaggi si trovano a conversare con premurosa educazione e sostanziale indifferenza (ed ironia per lo spettatore che assiste alla scena) della sorte dell'indesiderato cadavere.
Da punto di vista della tecnica, questo è forse il film più sobrio di Hitchcock che si limita a registrare con la macchina da presa lo svolgersi dei fatti, senza particolari artifici ed effetti speciali, eccetto uno: gli enormi piedi e le calze rosse del cadavere inquadrato di scorcio e di cui non si vede mai il viso. 

Il giardino delle vergini suicide

Siamo nell'estate 1974 e in città imperversa un metaforico morbo che attacca le piante. In un tranquillo quartiere della periferia di Detroit vivono le cinque sorelle Lisbon. La più giovane di loro, Cecilia, di soli tredici anni, si suicida. Naturalmente la cosa fa subito scalpore e tutto il vicinato si lancia in azzardate congetture sul perché di quel gesto estremo. E la maggior parte arriva alla sbrigativa conclusione che Cecilia era sempre stata un po' strana. 
Ad interessarsi davvero delle ragazze sono i cinque ragazzi che abitano nel quartiere, da sempre affascinati dalle biondissime sorelle Lisbon. Nel tentativo di comprendere i motivi del gesto di Cecilia si impossessano, per vie traverse, del suo diario. Dalle pagine emerge l'immagine di una normale ragazzina e delle sue sorelle altrettanto allegre e piene di interessi. 
I ragazzi si trasformano in una sorta di cronachisti della famiglia Lisbon (che oltre alle sorelle comprende una madre bigotta e tirannica ed un padre assente che si rifiuta di vedere cio che é ovvio), arrivando persino a "collezionare", in un modo che rasenta il feticismo, oggetti appartenuti alle cinque sorelle. E così le sorelle diventano per loro una magnifica ossessione, destinata a perdurare anche in età adulta, quando si troveranno ancora a fare congetture sul perché del loro destino.
Uno di questi cinque ragazzi è anche la voce narrante. Quindi a raccontare la storia non è una delle sorelle Lisbon, come ci si sarebbe potuti aspettare, bensì una voce esterna, che non può comprendere appieno i pensieri ed i sentimenti delle protagoniste e che quindi ci costringe a scavare, a cercare la verità. 
Un'altra scelta che ho trovato molto interessante è quella di non mostrare i volti delle ragazze nella scena del suicidio ma solo gli arti perché penso che ciò conferisca maggior drammaticità al gesto rispetto ad ossessive inquadrature di macabri dettagli. 
Credo che Sofia Coppola, per la prima volta alla regia, abbia fatto davvero un ottimo lavoro: si percepisce subito la presenza dietro la macchina da presa di una giovane donna.
L'unico modo per apprezzare davvero il film è di sforzarsi di capirlo, di non fermarsi alle apparenze, bisogna sentirlo. 



"E così abbiamo cominciato a capire un po' delle loro vite. Scoprivamo memorie ed esperienze a noi sconosciute. Sentivamo come sia imprigionante la condizione di ragazza, come rendeva la mente più attiva e sognatrice e come alla fine si faceva a capire quali colori andassero bene insieme. Scoprimmo che le ragazze in realtà erano donne travestite, che capivano l'amore e la morte. E il nostro compito altro non era che fare quel chiasso che sembrava affascinarle tanto. Capimmo che sapevano tutto di noi e che noi non potevamo comprenderle affatto." 


This must be the place

Mercoledì sono andata al cinema con due amici a vedere This must be the place, ultimo film di Sorrentino con Sean Penn di cui tutti hanno detto un gran bene. Ed effettivamente è davvero un gran bel film con un Sean Penn decisamente inedito, ironicamente malinconico.
Dato che mi è piaciuto moltissimo ho pensato di scrivere una recensione su questo film, ma solo adesso mi rendo conto che è quasi impossibile raccontare un film come questo. Riassumere la trama non è sufficiente, anzi, probabilmente leggendola vi fareste un'idea sbagliata del film e non andreste più a vederlo. Ma qualcosa della storia dovrò pur dirvela: Cheyenne è una rockstar in declino che vive legata al passato. Quando il padre, con cui non parlava più da anni, muore Cheyenne intraprende un viaggio alla ricerca del nazista che aveva umiliato suo padre, prigioniero in un campo di concentramento. Ma il tema del film non è esattamente la shoah (tra i molti aspetti della shoah il film porta a riflettere, in modo crudo e allo stesso tempo poetico, su quello dell'umiliazione): è più che altro la riscoperta di se stessi. La morte del padre e la caccia al nazista sono gli elementi propulsori da cui scaturiscono una serie di altri eventi ed incontri che porteranno Cheyenne a riscoprire se stesso.
Anche dal punto di vista tecnico This must be the place è molto ben fatto: belle e suggestive le inquadrature, magnifici i colori e la colonna sonora, in tipico stile road movie.
Se non proprio un capolavoro, ci va molto, molto vicino. 









Amore e altri rimedi

Due dei miei attori preferiti sono Jake Gyllenhaal e Anne Hathaway: è questo il motivo principale che mi ha spinto a comprare il film "Amore e altri rimedi".

Maggie, attraente e spigliata artista, è affetta malgrado la sua giovane età dal morbo di Parkinson. La consapevolezza del futuro ed inevitabile peggioramento della malattia decide di fuggire da qualsisia relazione stabile con l'altro sesso.
Jamie, un giovane ambizioso e brillante, si serve del suo irresistibile fascino per sedurre le donne e farsi strada neo mondo del lavoro.
Quando Jamie incontra per la prima volta Maggie ne rimane subito colpito. Dopo la prima uscita i due continuano a vedersi, ma è soprattutto Maggie ad insistere che la loro relazione rimanga "soltanto sesso". L'intensificasi del loro rapporto li coglie impreparati, entrambi sorpresi di sentirsi sotto l'effetto della droga per antonomasia: l'amore.
"Amore e altri rimedi", malgrado il tema della malattia, è un film pieno di vita che vi consiglio davvero di vedere. E poi i due protagonisti sono davvero bravissimi. Anne Hathaway è meravigliosa: una delle migliori attrici di oggi.