Mercoledì sono andata al cinema con due amici a vedere This must be the place, ultimo film di Sorrentino con Sean Penn di cui tutti hanno detto un gran bene. Ed effettivamente è davvero un gran bel film con un Sean Penn decisamente inedito, ironicamente malinconico.
Dato che mi è piaciuto moltissimo ho pensato di scrivere una recensione su questo film, ma solo adesso mi rendo conto che è quasi impossibile raccontare un film come questo. Riassumere la trama non è sufficiente, anzi, probabilmente leggendola vi fareste un'idea sbagliata del film e non andreste più a vederlo. Ma qualcosa della storia dovrò pur dirvela: Cheyenne è una rockstar in declino che vive legata al passato. Quando il padre, con cui non parlava più da anni, muore Cheyenne intraprende un viaggio alla ricerca del nazista che aveva umiliato suo padre, prigioniero in un campo di concentramento. Ma il tema del film non è esattamente la shoah (tra i molti aspetti della shoah il film porta a riflettere, in modo crudo e allo stesso tempo poetico, su quello dell'umiliazione): è più che altro la riscoperta di se stessi. La morte del padre e la caccia al nazista sono gli elementi propulsori da cui scaturiscono una serie di altri eventi ed incontri che porteranno Cheyenne a riscoprire se stesso.
Anche dal punto di vista tecnico This must be the place è molto ben fatto: belle e suggestive le inquadrature, magnifici i colori e la colonna sonora, in tipico stile road movie.
Se non proprio un capolavoro, ci va molto, molto vicino.






