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Il lato positivo



















Pat deve tornare a vivere con i genitori dopo essere finalmente uscito dal "postaccio", un istituto psichiatrico in cui, malgrado l'aria deprimente che si respira, Pat comincia a lavorare su se stesso: perde peso e si rimette in forma, comincia a leggere i classici della letteratura, crede nel lieto fine e che un giorno finalmente il "periodo di lontananza" finirà e lui potrà riconquistare sua moglie.
E nel corso del film, a poco a poco, scopriremo il perché di questo periodo di internamento.
A casa i rapporti con il padre (un Robert De Niro in forma smagliante) non sono facili, ma vanno migliorando grazie alla loro fede calcistica che li unisce davanti alla tv per fare il tifo alla loro squadra del cuore, gli Eagles. 
Concentrato sul suo obbiettivo, riconquistare la moglie Nikki, Pat si imbatte in Tiffany, rimasta vedova troppo giovane e con problemi psicologici derivati da questo trauma. 
I due stringono un patto: Tiffany aiuterà Pat a riconquistare la moglie consegnandole una lettera in sua vece, mentre lui ricambierà il favore partecipando ad una gara di ballo con lei.

Se ancora non avete visto questo film vi consiglio di farlo immediatamente! Personalmente ne sono rimasta molto colpita, soprattutto per l'interpretazione di Jennifer Lawrence: Oscar come miglior attrice protagonista a soli 22 anni più che meritato! Ed anche il resto del cast spicca per bravura, primo fra tutti Robert De Niro (anche se non mi spiego perché nella versione italiana debbano sempre doppiarlo con la voce "da padrino" anche quando interpreta un tipo di personaggio del tutto diverso). 
Dopo un po', il film si fa più piano e rientra più spiccatamente nel genere della commedia sentimentale più classica, ma non per questo si fa meno piacevole, anche se perde un po' di mordente rispetto alla prima parte, dotata di una maggiore forza d'urto. 
In ogni caso, gli attori riescono brillantemente a non far cadere i loro personaggi negli stereotipi della commedia romantica, e tutti insieme spiccano nella loro simpatica follia.
Il lato positivo è soprattutto un inno alla vita: con tutti i suoi lati oscuri, le sue difficoltà va vissuta e se si lavora sodo si può arrivare a vedere il bello, il positivo, in ogni cosa. 
Insomma, quello che conta non è come si balla: l'importante è ballare!

In love with: Quentin Tarantino

Fino a pochi giorni fa non avevo visto nessuno dei film di Quentin Tarantino, eccetto Bastardi senza gloria. Poi ho cominciato a vedere Kill Bill Vol. 1 e subito dopo Kill Bill Vol.2, forse i più "commerciali" ed appetibili per il grande pubblico tra i film da lui realizzati. Nei giorni successivi è stata la volta di Pulp Fiction e di Le iene.
Non so dire quale mi sia piaciuto di più: so solo che sono dei capolavori!
Nel suo primo film, Le iene, sono già presenti tutti quegli elementi che diventeranno un suo marchio di fabbrica: l'evidente cinefilia del regista che va ad attingere dai suoi personali miti del cinema, l'uso magistrale della tecnica del flashback che lascia lo spettatore ad interrogarsi su quello che è successo e sta per succedere, la violenza (più realistica in Le iene e poi "estetizzata" nei film successivi), i personaggi moralmente ambigui, la narrazione per capitoli, gli "attori feticcio" di cui Tarantino si serve per molti dei suoi film come Uma Thurman, Samuel L.Jackson, Tim Roth, Harvey Keitel e altri.
Mentre in Kill Bill è estremamente evidente quali siano i modelli del regista, dagli spaghetti-western ai film di kong fu: un complesso ed elaborato omaggio a tutti i suoi miti.
Personalmente trovo che ciò che rende i film di Tarantino dei capolavori, oltre naturalmente ad attori bravissimi, sia la sceneggiatura: di alta qualità, è evidentemente il punto di forza del film. Eliminata una battuta, tagliata una scena, modificato un dialogo, tolto lo sviluppo per flashback e per storie parallele crolla tutto. 

Appunti di un giovane medico

Appunti di un giovane medico è una miniserie in quattro brevi puntate basata sull'omonima raccolta di racconti di Bulgakov. Fu proprio dalle sue prime esperienze mediche che Bulgakov trasse ispirazione per questi racconti che hanno come protagonista il dottor Bomgard, interpretato da Daniel Radcliffe nella sua versione giovanile e da John Hamm nella versione adulta. 
Il dottor Bomgard, ormai adulto, riscopre un quaderno di appunti scritto ai tempi della sua prima esperienza medica come dottore alla periferia di un paesino sperduto della Russia. Ed assieme al se stesso ventenne ripercorre quell'esperienza, decisiva, come si vedrà, per il corso futuro della sua vita. 
Particolarmente originale è l'idea di far interagire direttamente il Bomgard medico alle prime armi con la sua versione adulta e consapevole che cerca di imporsi come mentore del se stesso giovane per metterlo in guardia dalle pieghe che la sua vita futura avrebbe potuto prendere. 
Il punto forte di Appunti di un giovane medico è l'umorismo nero, derivato dalle situazioni tragicomiche che segnano il percorso di iniziazione medica del giovane Bomgard. Fresco di laurea si troverà a fare i conti con le malattie più disparate, con i contadini che vogliono solo uno sciroppo e non si fidano del dottore e con la propria inesperienza.  
Ho iniziato a guardare questa miniserie per pura curiosità senza sapere bene cosa aspettarmi e devo dire che mi ha impressionato positivamente sia per la raffinatezza della sceneggiatura, che va ad affrontare, in maniera più approfondita o appena accennata, temi complessi ed interessanti offendo attraverso l'ironia diversi spunti di riflessione, sia per la bravura degli attori. In particolare mi ha colpito Daniel Radcliffe, che qui ha ben dimostrato di saper prendere le distanze dal ruolo iconico di Harry Potter e a cui va anche il merito di aver scelto produzioni poco commerciali ma raffinate come questa; mossa rischiosa che molti altri giovani attori non hanno mai fatto.

Cercasi amore per la fine del mondo

L'asteroide Matilda (chissà poi perchè a tutte le calamità naturali vengono dati nomi femminili?!) tra tre settimane impatterà sulla Terra che verrà quindi completamente distrutta.
La notizia dell'imminente fine del mondo dà a Linda il coraggio di abbandonarlo su due piedi il marito. Rimasto solo Dodge comincia a pensare a come la sua vita avrebbe potuto essere e il suo unico desiderio diventa quello di rivedere Olivia, la ragazza con cui stava al liceo. 
Mentre il tempo stringe e l'asteroide si fa più vicino, Dodge conosce la sua giovane vicina di casa, Penny, disperata perché ormai non potrà più tornare in Gran Bretagna a riabbracciare i suoi genitori.
I due si mettono in viaggio per riuscire nei loro reciprochi intenti: Penny aiuterà Dodge a trovare Linda e lui la porterà da qualcuno che possiede un aereo privato in modo che la ragazza possa tornare a casa. 
L'esperimento che Lorene Scafaria tenta alla sua prima regia consiste in una mescolanza di generi: quello di Dodge e Penny è infatti un on the road che si fonde con una commedia romantica sulla quale però incombe la catastrofe finale. E la mescolanza dei tratti tipici di ognuno dei generi con quelli degli altri riesce bene e il film promette bene, peccato che la presenza di personaggi sopra le righe come il fidanzato di Penny e i camerieri del fastfood "Friendsys's" risulti forzata e fuori luogo. Ma a far da contrappeso a questi personaggi "eccessivi" c'è il cane Sorry, un cane e nient'altro: non parla, non favorisce incontri..., offre solo un po' di calore a questi due esseri umani che si trovano a scoprire la loro strada proprio quando tutto sta per finire.
In sostanza è un film piacevole, seppure non del tutto compiuto nelle sue potenzialità, e peccato per il titolo italiano (Cercasi amore per la fine del mondo) che sostituendosi al titolo originale (Seekind a friend for the ed of the world) anticipa ciò che lo spettatore dovrebbe scoprire da sé.
 


Benvenuti al Jurassic Park!

Avendo appena finito di leggere Jurassic Park di Michael Crichton e ovviamente avendo visto il film di Spielberg più e più volte ormai mi reputo un'esperta! Sarei tranquillamente in grado di sopravvivere all'interno del Jurassic Park, e probabilmente anche di clonare un t-rex tutta da sola! Ok, forse sto un po' esagerando... però qualche trucchetto per sopravvivere all' "apocalisse dinosauri" ce l'ho:

1) Non lasciatevi cogliere impreparati. Nel momento in cui entrate nel Jurassic Park preoccupatevi di avere sempre con voi lo stretto necessario per qualsiasi evenienza, soprattutto cibo e acqua e una torcia: i tecnici del Jurassic Park sono un po' scarsi e potrebbe mancare la corrente...

2) Non lasciatevi abbindolare dalla tenerezza dei dinosauri appena nati: quando saranno adulti e vi inseguiranno per papparvi per colazione li troverete meno teneri. Se proprio siete dei tipi sentimentali divertitevi a coccolare un erbivoro...
3) Se capita qualche imprevisto (e capiterà, visto che vi trovate nel Jurassic Park) state sempre vicini al dottor Grant. Anche la dottoressa Sattler e il professor Malcolm andrebbero bene in quanto nessuno di loro fuggirà a gambe levate per lasciarvi alla vostra sorte, ma nessuno ha le competenze del professor Grant: se c'è uno con cui avete qualche speranza di sopravvivere nel Jurassic Park quello è lui!

4) I velociraptor sanno aprire le porte e fare le scale (bè, in realtà le saltano...) e sono così intelligenti da elaborare piani d'attacco di gruppo; i t-rex sanno nuotare ed avendo una vista simile a quella degli anfibi vedono soltanto le cose in movimento. Ora utilizzate queste informazioni come meglio credete...

5) La corrente può tornare all'improvviso: vedete di non trovarvi appesi ad un recinto elettrificato proprio in quel momento...

6) Ricordate che in fondo questi animali non sono cattivi, seguono soltanto la propria natura (carnivori compresi, ovviamente), quindi cercate di non essere crudeli con loro a meno che non ci sia un valido motivo (stare per diventare il loro pranzo è un valido motivo!). Piuttosto sfogatevi con gli irresponabili che li hanno creati come attrazione turistica pensando il poterli controllare... 
7) John Hammond, il proprietario del parco, può sembrare un vecchieto amabile, "sinistro quanto Walt Disney", ma ricordate che se la giostra dei pirati di Disneyland va in in tilt "i pirati non si mangiano i turisti"!

8) Ma il consiglio migliore che posso darvi è di dare sempre, SEMPRE retta al professor Malcolm perché la teoria del caos non sbaglia e "la natura trova sempre il modo".
Scherzi a parte, leggete il libro perché è davvero avvincente e ben scritto, e da quando il t-rex esce dal recinto vi assicuro che non potrete fare a meno di leggerlo tutto d'un fiato. Tra l'altro chi ha visto e rivisto il film non  deve temere di annoiarsi perché parecchie cose nel libro sono diverse (finale compreso!).

Hugo Cabret e la magia del cinema

Rimasto orfano, il giovane Hugo Cabret vive nascosto nella stazione ferroviaria di Montparnasse dove si occupa della manutenzione e del funzionamento degli orologi. Come unico ricordo del padre orologiaio gli rimane un automa che egli cerca ostinatamente di riparare nel tentativo di mantenere un legame con il padre defunto.
Ma per far funzionare l'uomo meccanico è necessaria una chiave dalla forma particolare che, con un colpo di fortuna, Hugo scopre essere custodita dall'amica Isabelle, una ragazzina vivace amante dei libri e delle avventure. 
Il segreto nascosto dall'automa riporta a galla vicende del passato ed i due bambini, cercando di scoprirne il significato, si lanceranno alla scoperta del cinema delle origini, fino a scoprire nel padrino di Isabelle uno dei primi e più grandi autori della storia del cinema: Georges Méliès.

Più che la storia personale di un bambino rimasto orfano Hugo Cabret vuole far riscoprire la magia del cinema e lo fa parlando del primo che concepì l'invenzione del cinematografo come una macchina per la creazione di sogni ed illusioni, Georges Méliès, appunto.
Inizialmente illusionista e prestigiatore in spettacoli teatrali, Méliès rimase profondamente colpito dall'invenzione dei fratelli Lumière e decise di farla propria trovando uno stile personale: egli trasferiva i trucchi del suo mestiere, illusioni e magie, nel cinema. Possiamo dire che sia stato l'inventore degli effetti speciali ed anche dei film di fantascienza, fantasy e d'avventura.
I suoi film raccontano di viaggi sulla luna, di avventure, di mostri e sirene. Pur essendoci quasi sempre una trama l'attenzione era focalizzata sugli effetti speciali che dovevano stupire e far sognare il pubblico.
Dal film  Les voyage dans la lune è tratta una delle più famose immagini cinematografiche di tutti i tempi: una navicella spaziale a forma di proiettile che, sparata nello spazio, atterra proprio nell'occhio della Luna irritandola visibilmente.
Poi, nel 1913 la compagnia cinematografica di Méliès fallì sia a causa delle politiche commerciali (non esistendo ancora i diritti d'autore, Méliès vendeva le proprie pellicole singolarmente ma non percepiva alcun guadagno dalle proiezione idividuali; per cui, paradossalmente, mentre i suoi film spopolavano in Europa e in America, era costretto a impegnarsi economicamente per creare continuamente nuove pellicole) sia a causa del mutare dei gusti del pubblico. Finì così la sua carriera di cineasta.
Nel 1925 ritrovò una delle sue principali attrici, Jeanne d'Alcy, che aveva un chiosco di dolci e giocattoli alla stazione di Montparnasse. I due si sposarono e si occuparono insieme del chiosco. Fu qui che il giornalista Léon Druhot, direttore del Ciné-Journal, lo incontrò, facendolo uscire dall'oblio: la sua opera fu infatti riscoperta dai surrealisti che organizzarono per lui una retrospettiva, la prima retrospettiva cinematografica della storia. E nel 1931 ricevette la Legion d'Onore direttamente dalle mani di Louis Lumière.
Questa è la storia che racconta Hugo Cabret, ovviamente un po' più romanzata, ma in fondo neanche poi tanto. 
Malgrado un po' di ridondanza e di retorica nel definire continuamente il cinema come un'esperienza magica (forse sarebbe stato più efficace mostrare la magia del cinema senza annunciarla e declamarla ogni volta), il film non può non piacere, non fosse altro che per l'attenta riproduzione del micro cosmo della stazione di Montparnasse, in cui si muovono attori ben noti come Christopher Lee e Richard Griffiths (ai più noto come lo zio Vernon di Harry Potter, scompraso recentemente), e per la bellezza della fotografia.

Prometheus

Originariamente pensato come prequel del film Alien (il primo della serie, diretto sempre da Ridley Scott nel 1979), Prometheus è poi diventato un film a se stante (pur inserendosi
nel franchise di Alien) in cui il regista mescola mondi e riflessioni mutuati dai suoi due capolavori fantascientifici: Alien e Blade Runner.
Prometheus comincia con una spedizione scientifica, guidata da due archeologi, diretta su un pianeta dal quale, questa la teoria dei dottori Shaw e Holloway, avrebbe avuto origine la vita sulla Terra. Ma le cose non vanno proprio come programmato e sul pianeta troveranno i resti di una civiltà aliena, insieme a ciò che l'ha estinta.
L'aspetto visivo del film, per primi gli effetti speciali, sono sicuramente notevoli ed accurati, mentre le maggiori debolezze emergono dal punto di vista della sceneggiatura e in generale della trama. Il secondo titolo avrebbe potuto essere benissimo "Scienziati allo sbaraglio", poiché "È quello che voglio credere" non mi pare certo una spiegazione sufficiente dal punto di vista scientifico per giustificare una spedizione suicida su un pianeta sconosciuto... Questi scienziati non sanno niente all'inizio e di fatto nemmeno alla fine hanno le idee molto chiare. E gli importanti temi che le ricerche di questi scienziati vorrebbero portare all'attenzione del pubblico in sala affinché vi rifletta, vengono sviliti dalla banalità ed inconsistenza della trama.
Quindi forse si sarebbe potuto fare qualcosa di meglio in fase di scrittura, visto che oltre tutto la trama è sostanzialmente quella di Alien, con scene chiave dello stesso tipo e piazzate negli stessi punti ma senza l'incisività e l'attenzione alla costruzione complessiva che c'era nel film del 1979: qui alcune scene sembrano a se stanti e a fatica si inseriscono nel disegno globale della trama. Un peccato visto che di fatto sono recitate bene, da attori molto bravi ma i cui personaggi rimangono mal delineati.
Prometheus rimane comunque un film di piacevole visione, se si cerca avventura ed intrattenimento, ma certo Ridley Scott non é riuscito a riportare sullo schermo l'incalzante tensione di Alien né la struggente malinconia di Blade Runner

Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato

Finalmente sono riuscita a vederlo!! Dopo aver tentato in vano di andare a vederlo al cinema ho dovuto aspettare l'uscita del DVD e comprare la prima copia che mi è saltata agli occhi quasi per caso. La lunga attesa è comunque stata premiata. 
Lo Hobbit è ambientato circa sessant'anni prima del lungo viaggio di Frodo verso il monte Fato. 
La tranquilla vita di Bilbo Baggins viene stravolta dall'arrivo dello stregone Gandalf accompagnato da dodici voraci nani che fanno fuori in un batter d'occhio tutte le scorte della credenza del povero hobbit. Dopo quest'incontro Bilbo lascerà la sua tranquilla casa di Hobbiton per vivere qualcosa di assolutamente inaspettato e impensabile per un hobbit: un'avventura. 
La scelta di Martin Freeman per interpretare Bilbo è azzeccatissima. Del resto Martin Freeman non è nuovo a questo tipo di personaggi, infatti Arthur Dent, protagonista della Guida Galattica per Autostoppisti, è un personaggio molto simile a quello di Bilbo Baggins, con la differenza che mentre Bilbo viene catapultato tra mille avventure in lungo e in largo per la Terra di Mezzo, Arthur si ritrova a girovagare per l'universo a bordo di un'astronave rubata e funzionante a improbabilità infinita. 
Di argomento e tono più leggero rispetto a Il Signore degli Anelli, ne Lo Hobbit si ritrovano molti riferimenti alla storia di Frodo e dell'Anello, di fatto molti più di quanti non si possano trovare nell'omonimo libro di Tolkien. Così all'inizio de Lo Hobbit ritroviamo Frodo che si avvia ad attendere Gandalf lungo la strada, atteso per la festa di compleanno di Bilbo. Da qui comincerà un lungo flashback attraverso cui Bibo racconta le sue avventure al fianco di Thorin Scudodiquercia. In pratica un piccolo omaggio ai fan de Il Signore degli Anelli che hanno così potuto ritrovare sullo schermo, dopo più di undici, alcuni dei personaggi loro cari. E io infatti mi sono un po' commossa!

Young Adult

Mavis Gary è originaria di Mercury, una piccola cittadina del Minnesota. Reginetta del liceo, trasferitasi a Minneapolis, diventata scrittirice per una serie di libri per adolescenti di successo, Mavis è "quella che ce l'ha fatta", quella che è riuscita a sfondare, ad avere una vita che tutti sognano.
Questo è per lo meno quello che si ripete lei stessa e di cui sono convinti anche alcuni suoi vecchi conoscenti. Ma nella realtà le cose sono un po' diverse: la serie di libri a cui Mavis lavora ormai non vende più ed è prossima alla cancellazione; soffre di problemi di alcolismo, di tricotillomania ed è più in generale insoddisfatta della propria vita.
Un giorno riceve una mail dalla moglie del suo ex ragazzo del liceo in cui viene informata della nascita della loro primogenita e viene invitata al battesimo. Mavis interpreta ciò come un segno: torna a Mercury pronta a riprendersi ciò che considera suo di diritto. 
La serie di libri scritti da Mavis rientrano in quella categoria che viene definita "Young adult" e che indica un pubblico compreso tra i 14 e i 21 anni circa. Non a caso l'ossimoro young adult rispecchia perfettamente lo stato mentale ed affettivo in cui si trova Mavis, rimasta legata all'immagine di se stessa al liceo, chiusa in un limbo privo di responsabilità e ormai anestetizzata rispetto alla vita vera che le scorre intorno. Charlize Theron, partendo dall'espressione di perfetta insofferenza, riesce perfettamente a mettere in scena le diverse sfumature di insoddisfazione della protaginista, dando vita ad un personaggio capace di risultare a tratti persino odioso anche al pubblico che pure ha tutti gli elementi per comprendere il suo stato mentale e quindi interpretare le sue azioni.
Pur non avendomi convinta al cento per cento, è un film che mette in scena in maniera interessante i problemi degli adulti e che smonta intelligentemente il mito delle "ragazze cheerleader americane" mostrando quello che può esserci dietro un'apparente perfezione.
Ancora più interessante è il finale da cui lo spettatore pottrebbe attendersi il riscatto finale (se così può essere definito in questo caso) che però sarà qualcosa di molto diverso (potremmo dire più acido, com'è nello stile di Mavis) rispetto a ciò che si può vedere nelle classiche commedie.


Laputa, il castello nel cielo

Avevo già visto La città incantata, Il Castello Errante di Howl, Arrietty, Ponyo sulla scogliera, Kiki consegne a domicilio e appena l'altro giorno ho cisto Il mio vicino Totoro. Ora è finalmente il turno di Laputa, il castello nel cielo, film che ancora mancava all'appello dei film d'animazione di Hayao Miyazaki già visti.
La storia inizia con una bambina, Sheeta, che, nel tentativo di scappare da un gruppo di pirati del cielo cade dall'aeronave su cui stava viaggiando rischiando di schintarsi al suolo. Ma una misteriosa luce l'avvolge e la bambina si mette a fluttuare per poi atterrare dolcemente tra le braccia di un ragazzo che, avendo visto da lontano quello strano bagliore, era accorso sul luogo. 
Il ragazzo è Pazu, orfano di entrambi i genitori, il cui padre era riuscito a scattare una fotografia della leggendaria città di Laputa fluttuante nel cielo. Sono pochi a credere all'esistenza di questa città, ma Sheeta custodisce un segreto a cui ora l'esercito e un gruppo di pirati sembrano essere particolarmente interessati: il suo nome segreto è "Lusheeta Toel Ul Laputa" ed è una degli ultimi discendenti della famiglia reale di Laputa. 
Pazu deciderà di accompagnare Sheeta nella sua avventura e di inseguire il sogno del padre: vedere la città di Laputa e dimostrarne così l'esistenza. 
La città perduta di Laputa è il luogo adatto per rappresentare la parabola della corruzione umana, dell'uomo che si spinge oltre i confini della natura stessa. La città è allo stesso tempo Eden irraggiungibile e porta dell'inferno.
Molti sono i temi che vengono trattati nel film, molti dei quali ricorrono frequentemente nella produzione precedente e posteriore di Miyazaki: l'ecologismo, l'antimilitarismo, la condanna della sete di potere che spinge l'uomo a violare le regole della natura e della morale, l'amicizia. Nemmeno il tema dell'amore viene tralasciato, più vicino a rendersi palese di quanto non lo sia in altri film prodotti dallo Studio Ghibli, fermato solo dalla tenera età scelta per i due protagonisti però costantemente disposti a sacrificarsi per il bene dell'altro, inseparabili come li vediamo nella sequenza in cui sono letteralmente legati insieme dopo essere precipitati sull'isola volante di Laputa.
Come sempre un lavoro impeccabile!


Matilda 6 mitica!

Prima ho amato il libro e poi anche il film, tanto che anche adesso che sono adulta (anagraficamente, anche se ogni tanto ho dei dubbi sull'effettiva età mentale) ogni tanto mi viene una voglia matta di riprendere in mano entrambi!
E' che a Matilda io le voglio proprio bene! E' un modello di riferimento. Ci fa comprendere che ognuno di noi ha in se qualcosa di speciale e che per far avverare i propri sogni sono necessari impegno e coraggio. 
E poi chi non vorrebbe essere capace di muovere le cose con il pensiero?! Alla faccia di Superman e Batman, Matilda ha scoperto che la lettura dona, a chi la sa amare, superpoteri molto più strabilianti!
E non è mica un caso che l'autore preferito di Matilda e della signorina Dolcemiele sia proprio quel Dickens la cui penna ha raccontato storie di infanzie difficili, di orfani, di bambini tiranneggiati da adulti come la Trinciabue. 
Matilda, novella Oliver Twist, riuscirà a riscattarsi grazie alle sue sole capacità e con lei anche la signorina Dolcemiele potrà lasciarsi alle spalle una vita di privazioni. 
Tutto quello che serve è tenere la mente ben aperta, coltivare le proprie passioni ed il proprio intelletto, avere coraggio e non lasciare agli Harry Wormwood di questo mondo l'ultima parola... e poi non guasterebbe nemmeno avere la tessera della biblioteca, anche se forse non tutte le bibliotecarie saranno premurose come la signorina Phelps! ;)

Dietro le quinte

La cosa che più mi piace dei film è andare poi a vedere gli speciali per scoprire cosa succede dietro le quinte, come viene animato Yoda, come è stata girata una sequenza di battaglia, come fa Harry a schizzare con la sua Nimbus 2000 dietro il Boccino d'Oro. 
E per questo siano benedetti i DVD, senza cui questo non sarebbe possibile!
Certo, il fatto di conoscere a memoria gli speciali de Il Signore degli Anelli più ancora di quanto conosca il film dovrebbe forse cominciare ad inquietarmi... ;)

85 di questi Oscar

Ho appena visto la locandina ufficiale dell'85esima edizione degli Oscar e non posso fare a meno di farvela vedere perché è davvero carina! 
Le 85 statuette raffiguarate sul poster rappresentano i film che hanno vinto l'Oscar come miglio film anno per anno, partendo dal 1927 ed arrivando al 2012 (in realtà la prima edizione si tenne nel 1929, ma si premiarono film del biennio 1927 e 28).  
Sul sito ufficiale degli Oscar potete trovare anche le statuette rappresentate una per una.
Siete riusciti ad individuare tutti i film?  


La congiura degli innocenti

Nelle campagne del New England un bambino sente tre spari. Il capitano Wiles a caccia di lepri per i boschi, trova un cadavere. Decide allora di nascondere il corpo per non aver noie con la polizia che difficilmente avrebbe creduto ad un incidente di caccia. Ma la cosa non è tanto semplice perché quel piccolo angolo di bosco nel Vermont dove giace il cadavere pare essere più trafficato del centro di New York nell'ora di punta. Nel giro di poche ore il cadavere del povero Harry verrà sotterrato e dissotterrato, portato avanti e indietro, per ben quattro volte da quattro adulti innocenti con la coscienza sporca.
La congiura degli innocenti (titolo originale The Trouble With Harry) è stato sottovalutato fin dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, considerato come opera di un Hitchcock "minore", come una pausa nella preparazione dei suoi grandi capolavori.
In realtà è invece uno dei film preferiti di Hitchcock, amante dell'umorismo sottile, un po' all'inglese.
Di fatto La congiura degli innocenti è una pellicola "sovversiva", dove vengono capovolti i valori ed i comportamenti tradizionalmente accettati dalla società civile: dal concetto di buon vicinato all'atteggiamento di fronte alla morte. Così la morte non è altro che un piccolo contrattempo e i personaggi si trovano a conversare con premurosa educazione e sostanziale indifferenza (ed ironia per lo spettatore che assiste alla scena) della sorte dell'indesiderato cadavere.
Da punto di vista della tecnica, questo è forse il film più sobrio di Hitchcock che si limita a registrare con la macchina da presa lo svolgersi dei fatti, senza particolari artifici ed effetti speciali, eccetto uno: gli enormi piedi e le calze rosse del cadavere inquadrato di scorcio e di cui non si vede mai il viso. 

Addio e grazie per tutto il pesce

Il 21 dicembre è decisamente passato ed ora possiamo dire con cognizione di causa che i Maya si sono sbagliati. Niente fine del mondo, almeno per ora!
Ma d'altra parte avremmo già dovuto sospettarlo che i Maya avessero sbagliato qualcosa nei loro calcoli, perchè finchè i delfini non scompaiono dalla Terra possiamo essere certi che tutto va bene!
No, non sono impazzita!! Ho solo visto Guida Galattica per Autostoppisti, secondo cui i delfini, da molto tempo consapevoli dell'imminente distruzione della Terra hanno cercato di avvisare in ogni modo noi umani ma i loro segnali venivano interpretati come simpatici tentativi di colpire il pallone, così alla fine hanno deciso di abbandonare la Terra. Il loro ultimo tentativo di avvisare della catastrofe venne interpretato come un particolarmente elaborato doppio salto mortale rovesciato nel cerchio fischiando l'inno americano, ma in realtà il messaggio era "ADDIO E GRAZIE PER TUTTO IL PESCE". 


La storia inizia quando il protagonista, Arthur Dent (Martin Freeman), scopre che alcune ruspe stanno per demolirgli la casa per fare spazio a una nuova superstrada. Ma Arthur non sa che la stessa identica sorte sta per toccare all'intero pianeta Terra. 
Ford Prefect, che si rivela essere un alieno proveniente da un pianeta nei pressi di Betelgeuse ed arrivato sulla Terra con l'incatico di fare ricerche per integrare la Guida Galattica per Autostoppisti, riesce a portare in salvo l'amico Arthur facendo l'autostop e facendosi dare clandestinamente un passaggio dalle stesse astronavi che avevano il compito di distruggere la Terra. Cominciano quindi le loro avventure/disavventure ai confini dell'universo che Ford ed Arthur affronteranno con i loro indispensabili e inseparabili asciugamani. 
Sull'atronave Cuore d'Oro (prima astronave funzionante a improbabilità infinita, rubata inaspettatamente da Zaphod Beeblebrox, attuale Presidente della Galassia) Arthur ritrova Tricia McMillan (Zooey Deschanel), detta Trillian, che aveva conosciuto ad una festa in maschera e che poi non l'aveva più richiamato e che ora si trova perfettamente a suo agio a viaggiare per la galassia. Comincia quindi la ricerca della risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto.
Il vero protagonista del film è la Guida. Incredibile fonte di idee e bizzarrie, il libro illustra con dovuto sarcasmo e disincanto un Universo meraviglioso e multiforme, per quanto pieno di insidie. Ma d'altra parte è la copertina stessa del libro a fornire il migliore aiuto per superare tali insidie: NIENTE PANICO. 
Molto dell'omonimo libro di Douglas Adams è andato perso, ma ne viene conservato lo spirito ed il film nel complesso è ben riuscito e diverte, e brillano su tutto le animazioni della Guida (da gustare fino al termine dei titoli di coda). Peccato però che sia stata epurata anche la pagina della Guida relativa alla Terra: "Fondamentalmente innocua".
  
"Barman, sei pinte di birra e presto, il mondo sta per finire! Tieni il resto, hai dieci minuti circa per spenderli." 


The Walking Dead

Un qualche genere di virus non meglio identificato ha decimato, anzi, praticamente cancellato dalla faccia della terra, il genere umano. Ma oltre al danno la beffa: le persone infettate dopo essere morte ritornano in vita sotto forma di zombie.
L'agente di polizia Rick Grimes (Andrew Lincoln), fortunosamente salvatosi dal contagio, si risveglia dal coma ritrovandosi improvvisamente catapultato in un mondo post-apocalittico di cui stenta a comprendere le motivazioni e le regole. Si mette quindi in cerca della propria famiglia diventando il punto di riferimento per un gruppo eterogeneo di sopravvissuti.
The Walking Dead si distingue subito nel panorama delle produzioni televisive innanzitutto per il soggetto, che non è mai stato sfruttato per la televisione, ed in secondo luogo per la particolare cura prestata alla sceneggiatura, alle tecniche di ripresa ed agli effetti speciali che ne hanno fatto per qualità un prodotto più cinematografico che televisivo.
Veri protagonisti della serie non sono gli zombie, bensì i vari membri del gruppo di sopravvissuti: Glenn, Lori, Daryl, Carl, Andrea, Shane... Ed il vero tema della serie sono le scelte che i personaggi si trovano a dover compiere in un ambiente nel quale ogni normale regola della società è sovvertita. Così può capitare che il pericolo più grande non siano gli zombie ma gli uomini stessi.
L'aspetto più interessante di The Walking Dead è proprio l'attenzione con cui vengono delineati psicologicamente i personaggi combinando quest'aspetto più riflessivo con scene d'azione in modo che lo spettatore non venga mai preso dalla noia (a parte forse per qualche momento della seconda serie in cui le implicazioni della relazione tra Lori e Shane vengono trascinate un po' troppo a lungo).
Quindi un bel voto positivo per The Walking Dead, che, tra le altre cose, insegna anche un sacco di cose utili per sopravvivere alla fine del mondo (visto che a quanto pare ci toccherà a breve...)! ;)

« Wayne Dullop, patente della Georgia, nato nel 1979. Aveva 28 dollari in tasca quand'è morto, e una foto di una bella ragazza: "Con amore, dalla tua Rachel.". Un tempo era come noi, si preoccupava delle bollette, dell'affitto, del SuperBowl. Se mai troverò la mia famiglia racconterò loro di Wayne. »


Who's that girl?



















I fatti lo dimostrano! Pensate a Friends, ai Robinson, a Will & Grace, a... ok, non mi vengono in mente altri esempi. Però so di aver ragione: le serie tv più belle sono quelle che partono dalla storia più semplice! (Con qualche eccezione, d'accordo).
Ho cominciato a vedere New Girl (e mi domando perché non l'ho fatto prima) e mi piace un sacco!! 
La storia è molto semplice: Jess, tradita dal suo storico fidanzato, è costretta a cercarsi una nuova casa e conosce su internet (al diavolo il non fidarsi degli estranei) tre ragazzi che affittano una camera. Detto fatto, Jess si trasferisce nel suo nuovo appartamento e Nick, Schmidt e Winston si troveranno a dover convivere con una maestra un po' svitata e molto solare che canticchia una propria colonna sonora, che parla per metafore tratte dal Signore degli anelli e che sconvolgerà le loro vite. 
E' una serie davvero carina e piena di energia, anche se ancora non ho capito perché il bagno dell'appartmento in cui abitano Jess ed i ragazzi sembri lo spogliatoio di una palestra...
Comunque, esattamente come quando guardavo E.R. ho deciso di fare il medico e quando guardava Law & Order di fare l'avvocato, ho deciso che prima o poi dovrò assolutmente vivere in un appartamento con dei coinquilini (ovviamente maschi perchè altrimenti non sarebbe così divertente). E soprattutto che anche io dovrò avere una colonna sonora mia personale (se a qualcuno vengono in mente delle parole che facciano rima con Noemi, che non siano problemi e patemi, è pregato di farsi aventi)!!!
E ho anche imparato molto da questa serie tv: ho imparato che non c'è niente di male ad essere se stessi, che non è sempre pericoloso e sbagliato fidarsi delle persone, che vestirsi con colori sgargianti non è imbarazzante come pensavo (fino ad un certo punto...), che si può suonare la canzone Eye of the Tiger con le campanelle, che si può imparare dai propri errori e che mettere il tacchino nell'asciugatrice per scongelarlo non è affatto una buona idea!
Ma soprattutto voglio degli amici disposti a cantare la colonna sonora di Dirty Dancing in un ristorante pieno di gente per tirarmi su di morale e a gridare alle tre di notte per tutta la ventitreesima strada perchè accendano le luci di Natale che a me piacciono tanto! Chissà, magari lo farebbero... :)



Ribelle - The Brave

Ed alla fine ce l'ho fatta: dopo varie peripezie sono finalmente riuscita a vedere The Brave!!! E me ne sono innamorata!! 
La giovane principessa Merida (dall'inconfondibile chioma rosso fuoco, realizzata disegnando i capelli uno ad uno) é insofferente agli insegnamenti della madre che cerca di prepararla per il suo futuro ruolo di regina. Al bon ton e all'etichetta Merida preferisce esercitarsi con il suo arco, esplorare luoghi impervi e scorrazzare, chioma al vento, sul suo cavallo. Ma anche per lei é arrivato il momento di crescere e di assumersi le proprie responsabilità. 
Lei però vuole vivere la propria vita e non accetta il destino che per lei è stato scelto dalla madre e dalle consuetudini. 
Una vecchia e stramba strega le offrirà l'opportunità di cambiare il proprio destino e, senza badare troppo alle conseguenze, Merida coglie l'occasione al volo, ma poi si troverà a fare i conti con la sua scelta.
Con Merida, per una volta tanto, ci troviamo di fronte ad un personaggio che è si principessa, ma che non ha niente in comune con le classiche figure femminili di Cenerentola, Biancaneve, Bella Addormentata nel Bosco, Rapunzel e via dicendo. Merida non canta canzoncine mentre rassetta la casa, nè languisce chiusa nella torre più alta del castello in attesa di essere salvata: lei va a cavallo, é un'arciera infallibile, ha un grande spirito d'avventura e non le passa nemmeno per l'anticamera del cervello di sposare alcun principe azzurro. 
Per certi versi si può anche dire che in Brave sono presenti tutti gli elementi classici della favola: un'equilibio iniziale che viene sconvolto, il tentativo di "rimettere le cose a posto" coronato dall'immancabile lieto fine. Ma ci sono alcuni elementi innovativi molto interessanti, anche se forse non esattamente sconvolgenti dal punto di vista narrativo e tematico. 
Per prima cosa colpisce la totale assenza di una storia d'amore (clichè a cui siamo stati abituati fin dai primi cartoni animati realizzati dalla Disney): Brave si concentra su un altro tipo d'amore, ovvero quello tra madre e figlia (e più in generale tra genitori e figli). Le due figure dominanti sono infatti Merida e la madre Elinor che si scontrano continuamente e che rimangono cocciutamente fisse sulle loro idee senza cercare di vedere le cose l'una dal punto di vista dell'altra.
Il secondo elemento di discordo con i tradizionali cartoni animati é l'assenza di un vero e proprio cattivo: non c'è nessuno stregone o orco cattivo che vuole impadronirsi del regno o distruggere la terra. L'unica cosa con cui Merida si trova a dover fare i conti é se stessa e quindi le proprie scelte (decisamente una battaglia più dura rispetto a quella contro un cattivo qualunque che tenta di soffiarti il trono!).
Il film colpisce poi particolarmente dal punto di vista visivo, più che da quello strettamente narrativo: portando avanti uno studio e una sperimentazione sull'espressività dei volti in computer grafica, Brave compie un ulteriore passo in avanti verso un'idea di vera e propria recitazione da parte di personaggi animati. Per cui le emozioni, l'emotività passano soprattutto attraverso volti e sguardi dei personaggi. 
Senza precedenti é poi la bellezza e suggestività dei paesaggi scozzesi che, più che realizzati al computer, sembrano riprese dal vero. 
Un lavoro che sarebbe sicuramente piaciuto a Steve Jobs, ex amministratore delegato della Pixar, che viene indirettamente ricordato nel nome di uno dei clan scozzesi, quello dei Macintosh, e a cui il film viene esplicitamente dedicato nei titoli di coda.
Brave è un film che vi consiglio di vedere! Molto intenso, ma anche molto divertente! 
E vale la pena di vederlo anche per il cortometraggio intitolato La Luna che viene proiettato prima del film stesso (e che sicuramente verrà inserito anche nel DVD): un piccolo capolavoro che apre la riflessione sul tema genitori-figli e sulla necessità di trovare la propria strada, la propria voce, poi continuata ed articolata in Brave.


The Artist

Nell'era del 3D il regista francese Hazanavicious porta sugli schermi un film in bianco e nero e muto. E, ironia della sorte, nell'era del 3D é proprio un film non soltanto riguardante il cinema muto ma addirittuara muto ad ottenere un enorme successo di pubblico e critica aggiudicandosi cinque Premi Oscar (per dire, Avatar ne aveva avuti solo tre...) e svariati altri prestigiosi premi.
The Artist racconta una storia semplice e lineare, ma lo fa con intelligenza: George Valentin é un divo del cinema muto (con un nome che ricorda Rodolfo Valentino e un modo di fare che richiama Douglas Fairbanks e i suoi film). All'uscita dalla prima del suo ultimo film una giovane aspirante attrice lo avvicina e viene fotografata con lui sulla prima pagina della rivista Variety. E dopo poco i due si reincontreranno sul set di un nuovo film dove la ragazza é stata ingaggiata come ballerina. Ma intanto é arrivato il 1929: anno della grave crisi finanziaria che coinvolse l'America e l'Europa e anno dell'avvento del cinema sonoro. Per George Valentin é il momento del declino, mentre per la giovane Peppy Miller é il momento della grande svolta e del successo.
The Artist si apre (ricordando un po' Cantando sotto la pioggia) con la prima dell'ultimo film con protagonista Valentin ed in particolare con una sequenza tratta da questo film in cui il protagonista (ovviamente Valentin) viene torturato perché confessi qualche segreto ma nelle didascalie (come ogni film muto anche The Artist utilizza le didascalie, ma per la verità in quantità molto ridotta) compare la scritta "Non parlerò mai!". E così il traumatico passaggio dal cinema muto a quello sonoro, che vide il tramonto di grandi star come Buster Keaton e Mary Pickford ormai inadeguate a sostenere un cinema parlato, diventa una lotta interiore nel personaggio di Valentin.
George Valentin non solo non viene accettato dal cinema sonoro, ma sembra quasi che l'idea del suono sia estranea al suo essere: infatti il suo personaggio non parla quasi mai, al contrario di Peppy Miller che parla spesso (certo, noi non possiamo sentire quel che dice perché é un film muto, però parla!).
L'analisi del delicato e fondamentale passaggio dal muto al sonoro viene condotta con intelligenza ed é interessante anche come in alcune scene venga mostrata l'evoluzione del cinema attraverso il cambiamento a cui nel tempo sono stati soggetti gli spettatori.
É un film che fa divertire, riflettere e magari anche commuovere e che mostra come nella sostanza le esigenze del pubblico non siano poi tanto cambiate nel tempo.