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Colpa delle stelle

























In America era diventato un caso letterario ancora prima della pubblicazione nel gennaio 2012 ed attualmente stanno lavorando alla trasposizione cinematografica.
Io, in ritardo su tutta la linea come al solito, ho letto Colpa delle stelle (titolo originale The Fault in Our Stars, riferimento alla famosa frase del Giulio Cesare di Shakespeare "La colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma nostra, che ne siamo dei subalterni") soltanto ora.
Come spesso accade la copertina italiana non è così bella ed incisiva come quella originale, ma questi sono dettagli in fondo irrilevanti: l'importante sono i contenuti e l'essenziale è che siano buoni. E personalmente ho trovato questa lettura davvero piacevole, molto scorrevole ed allo stesso tempo profonda ed interessante; certo non priva di retorica in qualche passaggio, ma complessivamente vitale e attenta. 
Attribuire vitalità ad un romanzo che ha per protagonista una ragazzina, Hazel Grace, affetta da tumore alla tiroide potrebbe sembrare anacronistico, ma in questo caso non lo è: John Green riesce a raccontare la malattia, e la morte, senza compatimento e con serenità, spesso anche con ironia e leggerezza.
Hazel incontra ad un gruppo di supporto Augustus Waters, un diciassettenne ex giocatore di basket a cui è stata amputata una gamba a causa di un osteosarcoma. La ragazza gli farà conoscere quello che è il suo libro preferito in assoluto ma che rimane interrotto senza fare luce sulla sorte dei personaggi, lasciando intuire la morte della protagonista o comunque l'aggravarsi della sua malattia. I due si interrogano quindi su quello che è stato dopo, su quale è stata la sorte degli altri personaggi. 
Domande che trascendono il romanzo che ha affascinato i due protagonisti e che nascono dalla loro particolare condizione, dalla consapevolezza della morte eccezionalmente viva in loro a causa della malattia. E mentre per Hazel la maggiore preoccupazione è quella di diventare fonte di dolore per coloro che le vogliono bene, come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere anche se non si sa bene quando, Augustus è tormentato dalla voglia di lasciare un segno, un qualcosa di tangibile che ricordi il suo passaggio in questo mondo, che egli è esistito.

Citazioni

Tra una marea di altre scartoffie ho ritrovato un vecchio quaderno stracolmo di citazioni da libri, film e altro che mi ero annotata nel corso del tempo.
Alcune sono le solite frasi pretenziose da Baci Perugina, altre sono divertenti e argute, altre ancora sono decisamente stupide e mi fanno ancora ridere a rileggerle. Qualche esempio? ;)
























Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna. 
- A. Einstein

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la biro, l'uomo con la pistola é un uomo morto. 
- Roberto Benigni

La lunghezza di un minuto dipende dal lato della porta del bagno da cui ti trovi.
- Woody Allen

Una risata può essere una cosa molto potente. A volte, nella vita, è l'unica arma che ci rimane. 
- Chi ha incastrato Roger Rabbit?

"Mia moglie dice che i libri non sono reali."
"E Dio sia lodato per questo. Li si può almeno chiudere, dire : "Aspetta un momento". Potete farne ciò che volete. Ma chi mai è riuscito a strapparsi dall'artiglio che v'imprigiona quando mettete piede nel salotto TV?"
- Fahrenheit 451

Credo nel potere del riso e delle lacrime come antidoto all'odio e al terrore.
- Charlie Chaplin

Alice: "Stregatto tu non sei normale..."
Stregatto: "Ma chi ha detto che voglia esserlo?!"
- Alice nel Paese delle Meraviglie

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo "amare"... il verbo "sognare"...
- Daniel Pennac

Vuoi davvero essere grande? E allora devi avere il coraggio di sbagliare alla grande e di restare lo stesso in circolazione. Lascia che si chiedano cos'hai ancora da ridere! Questa è la vera grandezza per me!
- Elizabethtown 

Noi cartoni facciamo gli scemi ma non siamo mica stupidi!
- Chi ha incastrato Roger Rabbit?

McGranit: "Come mai quando succede qualcosa ci siete sempre voi tre?"
Ron: "Mi creda professoressa mi faccio la stessa domanda da sei anni!"
- Harry Potter e Il Principe Mezzosangue

Il seggio vacante

Siamo sinceri, il motivo principale per cui ho cominciato a leggere Il Seggio Vacante è che mi incuriosiva in quanto nuovo romanzo dell'autrice di Harry Potter. E probabilmente è lo stesso identico motivo che ha spinto centinaia di persone a fiondarsi in libreria il giorno stesso dell'uscita.
Malgrado sia stato presentato come romanzo giallo dalla campagna promozionale, in realtà non rientra, se non per pochi particolari, in questo genere. Se proprio gli si vuole trovare una definizione quella che più gli si addice è romanzo a sfondo sociale. 
La morte di Barry Fairbrother sconvolge profondamente la cittadina inglese di Pagford. Il seggio nel consiglio municipale rimasto vacante dopo la morte di Barry è la causa scatenante di scontri feroci che porteranno il lettore alla scoperta delle dinamiche sociali che si nascondono dietro l'apparente quiete di un'anonima piccola città inglese. 
Il romanzo si apre mettendo subito in ballo un buon numero di personaggi, di cui inizialmente si potrà far fatica a ricordare i nomi.
Purtroppo però sono pochi i personaggi che riescono ad essere qualcosa di più che degli stereotipi, delle macchiette. Malgrado le diverse età ed il diverso background sociale, i personaggi protagonisti di questo romanzo corale sono molto, troppo, simili tra di loro: donne remissive, invidiose e astiose e uomini apparentemente forti che in realtà sono degli incapaci. Insomma, la maggior parte di loro non arriva a nulla di concreto, con poche eccezioni, ed è appunto a questi pochi personaggi che si affezionerà di più il lettore.
La trama è interessante e l'intreccio facile ma non semplice nei temi trattati: depressione, droga, suicidio, scontri generazionali, politica, violenza...
Questi temi così complessi vengono però ridotti a riflessioni che personalmente ho trovato piuttosto banali e prive di sottigliezze, e forse è proprio qui che emerge come lo stile della Rowling sia ancora legato alla narrativa per ragazzi.
Tutto sommato questo nuovo romanzo della Rowling mi ha lasciata un poco delusa perché, malgrado le ultime pagine siano piene d'eventi, è nel complesso un romanzo abbastanza piatto, dove gran parte dei personaggi rimangono rinchiusi nel loro anonimo angolo di pateticità in un finale in cui solo pochi di loro spiccano per aver fatto qualcosa di concreto.

Le parole lontane del fuoco

Per una volta ho ceduto e mi sono lasciata tentare dalla copertina. Si, lo so che l'aspetto esteriore non conta, ma qualche volta anche l'occhio vuole la sua parte ( e lo dice una che nella sua vita ha letto un  sacco di libri bellissimi con copertine a dir poco orrende...) ed ho ceduto! Ho preso un libro semplicemente perché mi ispirava, senza aver la minima idea di chi fosse l'autrice e senza averne mai sentito parlare. 
Io poi per queste cose ho un sesto senso che nella maggior parte dei casi ci azzecca, poi però ci sono anche rare volte in cui fa cilecca. Questa volta il libro prescelto è stato Le parole lontane del fuoco e se il mio fiuto non ha proprio fallito del tutto devo comunque ammettere che avrebbe potuto applicarsi un po' di più!
Il romanzo è ambientato nel piccolo paese di Prospect, a Cape Cod e la storia ruota attorno in particolare alla salina che da generazioni appartiene e viene lavorata dalle donne della famiglia Gilly. A questo sale la tradizione attribuisce anche proprietà magiche e ogni dicembre viene allestito un falò tra le cui fiamme una Gilly deve buttare una manciata di sale: a seconda del colore sprigionato dalla fiamma si potrà predire la sorte per l'anno a venire. 
Jo sembra essere nata per quel duro lavoro mentre Claire rifiuta ogni legame con la salina fino a lasciarsi brutalmente alle spalle ogni legame con il passato. Passato che però tornerà ad affiorare condizionando immancabilmente il presente. 
Pur avendo delle potenzialità la trama si riduce ad elementi triti e ritriti, tanto che il lettore può ben immaginare quale sarà il destino dei personaggi prima che questo si compia. 
Allo stesso modo i personaggi non riescono del tutto a farsi amare ed il loro comportamento rimane spesso incomprensibile (a volte illogico), elemento questo potenzialmente positivo in quanto potrebbe stimolare l'interesse nel lettore ma che viene vanificato dalla prevedibilità delle azioni che vengono fatte compiere ai personaggi. 
Il finale poi è piuttosto strambo: nelle poche pagine finali l'autrice sembra voler cancellare anni di lotte e tragedie con un happy ending in stile classico che, francamente, in questo caso avrei preferito di gran lunga non trovare. 
A questa storia manca un non so chè, un pizzico di pepe, anche se in questo caso sarebbe meglio dire di sale... 

Roald Dahl ha sempre ragione

Roald Dahl è uno dei miei autori preferiti di sempre, anzi, forse è stato il mio primo autore preferito perché i suoi lavori sono qualcosa di più che semplici romanzi per bambini e perché, da profondo conoscitore dell'universo umano, Roald Dahl ha sempre ragione! :)

Da Harry Potter a...

E' uscito! L'ho visto con i miei occhi!! Il nuovo libro di J.K. Rowling è in libreria, per ora solo in inglese ma dovrebbe uscire anche in italiano alla fine di quest'anno o all'inizio del 2013. Ma sinceramente penso che me ne fregherò e comprerò a breve l'edizione originale in inglese, in fondo ho letto Il Signore degli Anelli in inglese per cui non credo avrò il minimo problema a leggere questo. 
Il titolo del romanzo è The Casual Vacancy, ma probabilmente l'edizione italiana avrà un altro titolo. 
Da quel poco che ho scoperto leggiucchiando qui e lì, la trama deve essere un po' un misto tra vari generi narrativi e unisce l'elemento del giallo, con una morte misteriosa che sconvoge la cittadina di Pagford, a temi sociali come la lotta tra classi sociali, i problemi genitori-figli e i contrasti generazionali. 
Dovrebbe quindi essere un romanzo diretto esclusivamanete ad un pubblico di lettori adulti, focalizzato sull'interiorità dei personaggi. Quindi, per certi versi, meno "coreografico" rispetto ad Harry Potter, il cui tipo di narrazione ha reso possibile una facile trasposizione cinematografica. 
In realtà non so bene cosa aspettarmi da questo nuovo romanzo della Rowling e, lo ammetto, lo comprerò sulla fiducia: mi aspetto un tipo di scrittura semplice e scorrevole ma attenta ed intelligente come in Harry Potter, ma allo stesso tempo spero di trovarmi davanti qualcosa di completamente nuovo.
Ma soprattutto spero che alla Rowling (nè a nessun altro) non venga mai in mente di continuare il filone di Harry Potter, correndo il rischio di rovinare qualcosa di per se perfetto. Ma The Casual Vacancy mi fa ben sperare e mi pare che la Rowling non sia il tipo... Harry Potter può dormire sonni tranquilli!



Guida galattica per gli autostoppisti

Ad una come me, cresciuta a pane e Guerre Stellari, non poteva non piacere il libro Guida Galattica per gli Autostoppisti, primo romanzo dell'omonima trilogia di Douglas Adams che rivisita in chiave umoristica il genere della fantascienza.
Il romanzo racconta di come Arthur Dent si sia svegliato una mattina ed abbia trovato fuori dalla porta di casa delle ruspe gialle determinate a distruggergliela. Ma tutti quanti ignoravano che la stessa sorte della casa di Arthur sarebbe toccata anche alla Terra, circondata da astronavi gialle pronte a distruggerla.
Fortunatamente Arthur viene salvato dal suo vecchio amico Ford Prefect, un alieno originario di Betelgeuse, che riesce ad ottenere un passaggio da una delle astronavi demolitrici.
Arthur scoprirà così un universo (letteralmente) sconosciuto e vivrà un sacco di strane avventure con Ford Prefect, Zaphod Beeblebrox, Trillian e Marvin, un robot sempre depresso (che io mi immagino come una versione più lamentosa e simpaticamente demoralizzata di C-3PO) a bordo del Cuore d'Oro, un'innovativa astronave che viaggia a propulsione d'improbabilità infinita.
Ma soprattutto Arthur verrà a conoscenza dell'esistenza della Guida Galattica per gli Autostoppisti (che dà il titolo al romanzo): una specie di libro elettronico che ti dice tutto quello che hai bisogno di sapere di qualsiasi cosa. Insomma, una sorta di enciclopedia universale che è lo strumento essenziale per gli autostoppisti galattici e che si distingue da qualsiasi altro libro per aver stampato sulla copertina a grandi lettere amichevoli le parole "NON FARTI PRENDERE DAL PANICO".
Pur non avendo ancora finito di leggere il romanzo (ma essendo già a buon punto), voglio cominciare a darvi qualche piccola dritta nel caso vogliate intraprendere un viaggio intergalattico in qualità di autostoppisti.
1- Viaggiare leggeri: un buon autostoppista, per ragioni pratiche, dovrà portare con se solo una piccola e pratica borsa dove tenere solo lo stretto necessario.
2- Asciugamano: nella borsa di un buon autostoppista non dovrà mai mancare, naturalmente oltre alla Guida Galattica per gli Autostoppisti, un asciugamano. L'asciugamano può infatti tornare utile nelle più diverse situazioni: potete usarlo per ripararvi dal freddo dei satelliti di Jaglan Beta, per sdraiarvi sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V, potete usarlo come vela di una mini-zattera, o avvolgervelo attorno alla testa per ripararvi da vapori nocivi o per evitare lo sguardo della Vorace Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido), oppure potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugavi, naturalmente.
3- Non permettete a un vogon per nessuna ragione al mondo di leggervi le sue poesie: nell'elenco del peggior tipo di poesie dell'Universo la poesia vogon occupa il terzo posto. Durante una recita del poeta vogon Gruntus il Flatulento quattro spettatori morirono di emorragia interna, mentre il presidente dell'Ente Centro-galattico Arti Nocive per riuscire a sopravvivere si staccò con un morso una gamba.
4- Non vi fate problemi se non conoscete le migliaia di lingue che vengono parlate nell'Universo: per questo ci sono i pesce Babele. In pratica, se vi ficcate un pesce Babele in un orecchio, capirete immediatamente qualsiasi cosa vi si dica in qualsivoglia lingua.
5- Ricordatevi che l'Universo ha una struttura sociale e politica piuttosto complessa e per capirne meglio i meccanismi ed i singoli comportamenti tenete presente che soltanto dei persone in tutta la galassia sanno che il compito del Presidente non è quello di esercitare il potere ma di allontanare l'attenzione della gente da esso.
6- Le distanze interstellari non possono essere comprese dalla limitata immaginazione umana.
7- NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO!!! 

The Help

La scorsa settimana sono entrata in una libreria con la voglia incontrollabile di comprare un nuovo libro. Mi sono fidata del mio istinto e ho preso The Help perché "mi ispirava". 
Le voci narranti del romanzo (e protagoniste) sono tre: Aibileen Clark, domestica afro-americana che ha trascorso la vita a crescere i figli delle famiglie presso cui era a servizio e a cui, ironia della sorte, è da poco morto l'unico figlio; Minny Jackson, la migliore amica di Aibileen, licenziata più volte dal suo impiego di domestica per il suo caratteraccio malgrado il bisogno costante di denaro per mantenere la sua numerosa famiglia; e Eugenia "Skeeter" Phelan, una giovane ragazza bianca neo-laureata con il sogno di fare la scrittrice. 
Dopo la laurea, conseguita nell'estate del 1962, Skeeter torna nella sua città natale, Jackson, nel Mississippi e rimane sconvolta nello scoprire che Constantine, la governante di colore che l'ha cresciuta, e a cui è legata da profondo affetto, non lavora più presso la sua famiglia. E nessuno le vuole dire che cosa le sia accaduto.
Il sogno di Skeeter di diventare scrittrice la porta ad intraprendere un progetto molto pericoloso che scuoterà la società razzista di Jackson: con l'aiuto di Aibileen e di Minny (che prima opporrà qualche resistenza ma che poi sarà quella che si metterà più in pericolo per salvare le altre), Skeeter scrive un libro che racconta cosa vuol dire essere una donna di colore a servizio in una famiglia di bianchi nel sud degli Stati Uniti negli anni sessanta. 
Ma per realizzare il suo progetto Skeeter ha bisogno dell'aiuto di numerose coraggiose donne di colore, oltre a Minny ed Aibileen, che le raccontino la loro esperienza di domestiche in modo che poi lei possa rielaborare questi racconti (stando anche bene attenta a cambiare i nomi delle persone e dei luoghi).  
Dai racconti di queste donne emerge una realtà difficile e contraddittoria: da una parte ci sono delle leggi razziste che impediscono ai neri di entrare nelle biblioteche, nelle scuole e nei locali dei bianchi e alle domestiche di colore di usare lo stesso bagno dei padroni e di pranzare al loro stesso tavolo; dall'altra parte c'è però il profondo affetto che lega i bambini bianchi alle loro tate di colore e la generosità di una padrona bianca che porta tutti i giorni un pasto caldo alla sua domestica quando deve rimanere per un periodo a casa per prendersi cura del nipote rimasto cieco dopo essere stato aggredito da un gruppo di bianchi razzisti. 
Lavorando fianco a fianco Skeeter, Aibileen e Minny imparano a conoscersi e danno prova della forza che può scaturire dal sostegno reciproco. 
The Help tratta sicuramente un tema importante e complesso, ma riesce a presentarlo in maniera piacevole, lasciando spesso spazio all'ironia (non si può non ridere nello scoprire come Minny si sia, giustamente, vendicata della sua ex padrona Hilly, tipica donna del sud degli anni sessanta con la testa imbottita di pregiudizi razzisti e di una buona dose di ignoranza e cattiveria).
Devo dire che neanche questa volta il mio intuito nella scelta dei libri mi ha tradito!! 

“Siamo semplicemente due persone, e non sono molte le cose che ci separano. Molte meno di quanto si pensi.”

Stoner

William Stoner era nato nel 1891 a Booneville, Missouri. I suoi genitori erano agricoltori con il volto segnato dal duro lavoro nei campi e Stoner fin da bambino li aveva nei lavori domestici, mungendo le mucche, dando da mangiare ai maiali e raccogliedo le uova.
Nel 1910 Stoner si iscrisse all'Università del Missouri e, conseguito il dottorato in Filosofia, vi rimase ad insegnare fino al 1956, anno della sua morte. 
Ecco, la vita di William Stoner è tutta qui, concentrata nelle poche righe iniziali del romanzo: non si allontanò mai dalla propria casa, mantenne lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarant' anni fu infelicemente sposato alla stessa donna, ebbe solo due amici. Una trama un po' scarna per un romanzo... Ma come fa notare Peter Cameron nella postfazione del romanzo (che mi ha ispirata per la scrittura di questo post) "la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura può fruttare una straordinaria messe letteraria". Ed è sicuramente il caso di Stoner
John Williams, con una scrittura scorrevole e lineare, ma attenta ad ogni dettaglio, riesce ad esplorare con delicatezza alcuni degli interrogativi più sconcertanti che tutti, prima o poi, siamo chiamati a porci: che senso ha la vita? Che cosa vuol dire amare? 
E ci si affeziona al personaggio di Stoner malgrado i suoi difetti, perché è uno come tanti, è come noi, siamo noi. Ed è con un certo senso di frustrazione che lo si guarda attraversare la sua vita in maniera tanto passiva. Lo si vorrebbe incitare a reagire, a non accettare che la moglie Edith lo scacci dal mondo di sua figlia come lo aveva scacciato dal suo studio per isolarlo nella prigione della veranda, a non accettare i soprusi del collega Lomax che gli rendono la vita lavorativa umiliante, a non rinunciare all'amore per Katherine Driscoll che entra nel romanzo in punta di piedi per occuparne poi la parte più importante. 
Nelle ultime pagine del romanzo mi sono ritrovata a commuovermi senza sapere esattamente perché. Forse perché la vita di ognuno di noi, come quella di Stoner, deve prima o poi arrivare all'ultima pagina e voltata anche quella non resta che il silenzio. 



Matilde

Qual è stato il primo libro di cui vi siete letteralmente innamorati?
Il mio primo amore letterario è stato senza dubbio Matilde di Roald Dahl! E penso che tutti quelli che l'hanno letto saranno d'accordo con me nel dire che è un libro fantastico.
A renderlo così speciale è Matilde, la piccola protagonista del romanzo. Matilde è una bambina molto, molto speciale: a tre anni ha imparato a leggere da sola ed a quattro anni ha già letto tutti i libri della biblioteca pubblica (e non solo quelli per bambini). Tutto questo malgrado i suoi genitori che la maltrattano spesso, quando non l'ignorano del tutto: il padre rivenditore disonesto di auto usate e la madre fissata del bingo. 
In Matilde, i cui unici amici sono i libri attraverso cui vive fantastiche avventure, si insinua poco alla volta la sovversiva idea che i bambini possano punire i genitori, quando si comportano male. E così il signor Dalverme si ritrova con il cappello incollato alla testa e con la casa invasa dai fantasmi.
Quando finalmente Matilde riesce a convincere i suoi genitori ad iscriverla alla prima elementare si annoia talmente (perché già troppo avanti rispetto ai compagni) che la sua intelligenza deve pur manifestarsi in qualche modo: così le esce dagli occhi. Quando si concentra, gli occhi di Matilde diventano incandescenti e da essi si sprigiona un potere magico, espressione delle potenzialità nascoste del cervello umano di cui utilizziamo solo una minima parte.
Grazie a questo suo potere Matilde riuscirà ad avere la meglio sulla perfida direttrice, la signorina Spezzindue, che punisce gli alunni chiudendoli nello Strozzatoio o usandoli per allenarsi nel lancio del martello.
Andando a scuola Matilde conoscerà anche la signorina Dolcemiele, maestra nella classe di Matilde, e imparerà che non tutti gli adulti sono cattivi e che cosa si prova ad essere amati.
Insomma, Roald Dahl sembra volerci dire che l'intelligenza e la cultura, unite ad un po' di fantasia, sono le uniche armi che si possono usare contro l'ottusità, la prepotenza e la cattiveria.
E mi sembra che questo sia davvero un grande insegnamento!







Il terrore viene per posta

"Aria salubre. una vita tranquilla...". L'indicazione dei medici è tassativa: il pilota Jerry Burton ha bisogno di passare un lungo periodo in campagna per rimettersi dal grave incidente di cui è rimasto vittima.
Così lui e la sorella Joanna si trasferiscono a Lymstok, un piccolo paese nel quale la vita scorre tranquilla, e per lo più monotona. Sembra proprio quello che ci vuole per la salute di Jerry. 
Ma la tranquillità del villaggio viene scossa da una serie di lettere anonime, inizialmente più assurde che realmente nocive. 
Ma la situazione si complica quando la signora Symmington si suicida, apparentemente a causa delle insinuazioni contenute in una delle lettere anonime. E l'episodio sarebbe velocemente liquidato come un tragico evento, se non fosse che viene trovata morta anche la cameriera della signora Symmington. 
Jerry e Joanna, scordato il motivo per cui sono venuti, cominciano a fare delle ipotesi sulle due morti e cercano di addentrarsi nei segreti della popolazione di quella cittadina all'apparenza così tranquilla.
Ma a risolvere il mistero arriverà, come sempre, ma soltanto nelle ultime pagine, Miss Marple. 
E in contrasto con gli inquietanti eventi nascerà anche una storia d'amore. 
Scritto nel 1942, Il terrore viene per posta, è un giallo davvero avvincente, ben scritto e ben strutturato, come tutti gli scritti di Agatha Christie. 
Vi consiglio davvero di leggerlo perché può rispondere ai gusti di chiunque grazie all'abile mescolanza di diversi elementi.
Morale della favola: mai commettere un omicidio quando c'è Miss Marple nei paraggi!

Cose che nessuno sa

Margherita è una ragazzina di quattordici anni che attraversa uno dei periodi più difficili della propria vita: per prima cosa c'è il primo anno di liceo alle porte, poi viene brutalmente a sapere ascoltando un messaggio sulla segreteria telefonica che suo padre non tornerà più a casa. C'è quanto basta perché il mondo le crolli addosso!
Questa volta la saggezza popolare di nonna Teresa non basterà a Margherita, che invece troverà conforto e aiuto in uno dei testi più antichi mai stati scritti, eppure sempre attuale: l'Odissea. 
Come Telemaco, Margherita partirà per un viaggio alla ricerca del padre e anche di se stessa. E alla sua ricerca si uniranno la madre ed il padre, Giulio, il ragazzo più misterioso della scuola e un giovane professore capace di ascoltare la vita racchiusa nei libri ma ancora incapace di trovare la sua strada.
Anche il secondo romando di Alessandro D'Avenia (dopo Bianca come il latte rossa come il sangue) è ambientato nel mondo dell'adolescenza e della scuola, che del resto è quello meglio conosciuto dall'autore, in quanto professore di italiano e latino in un liceo milanese. E forse il segreto del suo successo come romanziere è proprio quello di aver preso sul serio gli adolescenti.
Così, in Cose che nessuno sa, Margherita, malgrado la sua fragilità e la sua giovane età, sarà il motore che spingerà gli altri personaggi a riflettere, a cercare se stessi, a capire quali sono le cose veramente importanti nella vita e a capire che spesso le cose più belle nascono da un grande dolore, un po' come la perla che nasce dalla ferita inflitta da un predatore all'ostrica. 
Cose che nessuno sa più che un romanzo è una poesia in prosa: ieri sera sono rimasta lì inchiodata alla sedia, malgrado i piedi congelati, non tanto per vedere come sarebbe andata a finire la storia ma per scoprire quale altra magnifica poesia quotidiana mi sarebbe stata svelata.
Cose che nessuno sa è una storia di formazione che si interroga sull'adolescenza, sull'amore, sull'amicizia, sul valore dell'istruzione e della lettura, sulla bellezza, sulla fragilità della famiglia...tutte cose a cui non si può dare una spiegazione: si possono solo vivere...Tutte cose che nessuno sa.

"Qualcuno ha detto che “ti amo” è sinonimo di “è bello che tu esista così come sei e se non esistessi io ti ricreerei esattamente come sei, difetti compresi”. 

"Poi diceva che verrà un giorno in cui saremo di nuovo insieme a tutti i fili delle vite che si sono intrecciati a noi e guarderemo il disegno splendido che abbiamo creato insieme. E racconteremo l’uno all’altro tutto ciò che è stato, e non ci sarà più invidia, rancore, paura. Solo gioia"

Da Machiavelli a Harry Potter

In questi giorni sto studiando letteratura italiana e mi spiace un po' per te che stai leggendo perché ora verrai messo a parte del mio vasto (si fa per dire) sapere!

Avete mai letto La Mandragola di Machiavelli? Bè, io si e all'inizio anche un po' a malincuore, ma alla fine devo dire che è una commedia piuttosto divertente di cui consiglio la lettura.
La Mandragola è una commedia (l'unica scritta da Machiavelli) in prosa e racconta la storia del giovane Callimaco innamoratosi della bella e onesta Lucrezia, moglie dell'anziano e sciocco Messer Nicia. In aiuto di Callimaco, che dispera di giungere a realizzare il suo amore, giunge l'amico Ligurio, il quale, conoscendo la stoltezza di Nicia, organizza un beffardo intrigo: il piùgrande desiderio di Nicia è quello di avere un figlio, così Callimaco dovrà travestirsi da medico e consigliare che Lucrezia beva un estratto di un'erba miracolosa, la mandragola, per guarire dall'infertilità. Ma Callimaco, sempre sotto le false spoglie di medico, dovrà anche avvisare Messer Nicia che il primo uomo che avrà rapporti con Lucrezia subito dopo che lei avrà bevuto la pozione è destinato a morire. 
Naturalmente l'inganno di Callimaco e Ligurio riesce e Nicia si convince dell'efficacia della pozione e decide di trovare qualcuno disposto a giacere con Lucrezia e a patire gli effetti collaterali della pozione di mandragola. E ovviamente l'onere del sacrificio cade su Callimaco (che ha ora dimesso le sembianze di medico). 
Intanto il cinico e venale fra Timoteo, corrotto astutamente da Ligurio, e Sostrata, la sventata madre di Lucrezia, convincono quest'ultima ad accettare il rimedio della mandragola. 

La Mandragola è il testo teatrale più famoso di tutto il nostro Rinascimento e rappresenta il documento più straordinario dello spirito comico dell'epoca.
La commedia è caratterizzata da un realismo totale: quello che interessa a Machiavelli è capire e ritrarre il modo quale esso è. E proprio dalla realtà Machiavelli potrebbe aver tratto ispirazione per il soggetto: nella corrispondenza con l'amico Pier Vettori compaiono delle frasi perfettamente corrispondenti con quelle della Mandragola. In oltre in questi carteggi Machiavelli e Vettori fanno oggetto di ilarità una giovane finalmente conquistata grazie all'intervento della madre.
Naturalmente Machiavelli da grande importanza alla lingua e ogni personaggio ha una caratterizzazione linguistica che è già un ritratto morale del personaggio stesso. 
Su tutti i personaggi eccelle Lucrezia, personaggio femminile di singolare modernità. Da donna innocente diventerà corrotta per necessità e finirà per assumere, come una rivendicazione di indipendenza, la colpa a cui è stata costretta. E questo fa della Mandragola una commedia amara. 

Ma forse adesso ti starai chiedendo (sempre che tu sia stoicamente sopravvissuto alla lettura) che razza di pianta sia una mandragola. La mandragola è un'erba fantastica, di pura invenzione che veniva raffigurata come una radice con forma umana (mandragola significa appunto pianta dell'uomo) e attaccato a questa radice veniva raffigurato un cane, infatti si pensava che la mandragola portasse alla morte colui che la sradicava così l'operazione veniva fatta compiere da un cane. 
Ma chi ha letto o visto Harry Potter sa qualche cosa in più riguardo la mandragola: come ricorda l'insegnante di erbologia bisogna controllare di aver calcato ben bene il paraorecchi se non si vuole svenire come il povero Neville! E collegando Machiavelli alla Rowling bisogna ammettere che ho dato prova di una vasta cultura (soptrattutto nel campo Hogwarts)!! 



Il mondo di Sofia


Ho appena finito di leggere "Il mondo di Sofia", un romanzo sulla storia della filosofia.
L'eccentrico filosofo Alberto Knox coinvolge la quindicenne Sofia Amundsen in un corso di filosofia per corrispondenza. Alberto guida Sofia attraverso secoli di pensiero filosofico, da Democrito a Freud.
Allo stesso tempo però "Il mondo di Sofia" racconta la storia di Hilde Moller Knag, che riceve in regalo per il suo quindicesimo compleanno un romanzo scritto dal padre che racconta la storia di Sofia Amundsen.
Di questo romanzo mi è piaciuta molto la parte filosofica, cioè quella in cui Alberto Knox spiega a Sofia il pensiero dei vari filosofi. I vari concetti sono spiegati in modo chiaro e ben comprensibile.
Invece mi sono piaciute meno le parti dedicate alle vite di Sofia ed Hilde, e per essere sincera non credo di avere capito del tutto il modo in cui si sono sviluppati gli eventi, anche se ho varie teorie a riguardo. Forse una seconda lettura, fatta con un po' più di concentrazione (il romanzo l'ho finito a notte fonda dopo una giornata piuttosto stancante), potrebbe aiutare a chiarire i punti oscuri.
Comunque consiglio la lettura di questo romanzo perché trovo utile e interessante conoscere gli aspetti fondamentali della filosofia, e un romanzo è sicuramente un modo più divertente per avvicinarsi alla filosofia rispetto ad un libro scolastico.

eBook in prestito

Media Library on Line è la prima piattaforma di prestito digitale per le biblioteche italiane. Consente l'utilizzo dei portali bibliotecari direttamente da casa, oltre che dalle postazioni internet presenti nelle biblioteche che hanno aderito al progetto. Registrandosi tramite la tessera d'iscrizione alla biblioteca, ci si può connettere gratuitamente alla piattaforma e accedere ai contenuti digitali. 
Per il prestito digitale, in base al contenuto, si portà effettuare lo streaming o il download a tempo. 
La piattaforma raccoglie 50mila oggetti digitali che diventeranno circa 200mila entro l'estate, tra eBook, album musicali, quotidiani, audiolibri, video, banche dati, learning object. 

Apologia dell' eBook

Io ho sempre amato moltissimo i libri (anche se preferirei che fossero prodotti con carta riciclata), tant'è vero che in camera mia ho soltanto scaffali ricolmi di libri di ogni dimensione e genere. Ma è ormai da qualche mese che mi hanno regalato un lettore di eBook ( per la precisione un Kindle 3 ) con cui mi trovo davvero benissimo. 
L'eBook è davvero molto pratico: è spesso pochi millimetri e può contenere un'infinità di documenti, così puoi avere sempre con te quello che ti serve senza doverti portare dietro pesanti volumi. Il che è davvero comodo per chi come me viaggia spesso. 
Tra l'altro nel mio eBook si può anche caricare della musica che può essere ascoltata con le auricolari o in stereo, però non saprei dire se questo possono farlo tutti gli eBook. 
Un altro aspetto interessante dell'eBook è che lo schermo è fatto in modo da riprodurre in tutto e per tutto l'aspetto della pagina di un libro; per questo lo schermo non è luminoso come quello del computer, permettendo di leggere anche in pieno sole (schermo a inchiostro elettronico). 
I file da inserire sull'eBook vengono gestiti attraverso il computer ed esistono anche programmi appositi per convertire i libri digitali nei vari formati (per esempio passare dal formato PDF al MOBI, che è quello proprio dell'eBook Kindle). 
E poi naturalmente c'è l'aspetto ecologico: gli eBook non distruggono foreste per produrre carta. 
Unica fregatura sono i libri digitali, ovvero gli eBook. Esistono alcuni siti (ad esempio LiberLiber) che mettono a disposizione gli eBook completamente gratuiti di moltissimi classici della letteratura, ma ovviamente non possono fare altrettanto con i libri più recenti. Certo, si possono scaricare in altri modi ma è illegale. 
Inoltre le case editrici non hanno affatto capito quanto potrebbe rendere il business dell'eBook: vendono gli eBook allo stesso prezzo del libro cartaceo, ma è naturale che mai nessuno spenderà 12 o 20 euro per comprarsi un eBook. Se invece vendessero gli eBook a 50 centesimi (visto che poi produrli costa pochissimi euro, mi pare circa 4 euro) sono sicura che sarebbero davvero in molti a comprarli e così le case editrici farebbero notevoli guadagni, molti di più di quelli che fanno adesso vendendo a questi prezzi pazzeschi. 
Peccato però che non capiscano! Speriamo con il tempo...!


Bianca come il latte rossa come il sangue

Leo è un sedicenne alle prese con il suo primo amore, Beatrice; gioca a calcetto e fa gare con il motorino con il suo migliore amico Niko; si confida con la migliore amica Silvia e si fa aiutare da lei nello studio.
La vita di Leo viene sconvolta dalla scoperta che Beatrice è affetta da leucemia.
Da quel momento Leo comincia un percorso di crescita che lo porterà a riscoprire i propri genitori e le persone che gli sono accanto.
Scopre così di non essere solo e che ci sono persone sempre disposte ad aiutarlo nei momenti di difficoltà, a cominciare dai propri genitori, in particolare il padre, con cui Leo sente per la prima volta di poter dialogare.
Un'altra figura di riferimento per Leo è il prof. di storia e filosofia, da lui soprannominato il Sognatore. Egli riesce a contribuire alla crescita di Leo mettendo in gioco se stesso e non limitando i propri insegnamenti al ristretto campo delle sue competenze professionali.
Stare vicino a Beatrice morente permette a Leo di capire quello che vuole veramente, quello che ha veramente a cuore ed in questo modo scopre l'amore dove non si aspettava di trovarlo.
Forse l'autore, Alessandro d'Avenia, come il prof. del romanzo è un po' un sognatore, ma è bello vedere, almeno per una volta, gli adolescenti rappresentati non in modo negativo come persone in una fase di transizione che rende difficile relazionarsi con loro e che deve essere al più presto superata  possibilmente con il minor numero di danni possibili, ma con una complessità di sentimenti forse addirittura maggiore rispetto a quella degli adulti. 



" Io lo sto cercando il mio sogno. Il segreto è porre le domande giuste alle cose e alle persone che ci stanno a cuore e stare a sentire cosa il cuore risponde. "

La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primi è un romanzo di Paolo Giordano, vincitore del Premio Strega e del Premio Campiello, da cui è stato tratto l'omonimo film diretto da Saverio Costanzo e presentato alla 67° Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. 


Romanzo e film raccontano la vita di Alice Della Rocca (nel film interpretata da Alba Rohrwacher) e di Mattia Balossino (nel film interpretato da Luca Marinelli). 
Un evento drammatico ha segnato la vita di Alice e Luca. Alice, in seguito ad un incidente di sci, rimase zoppa, cosa che le rese difficile interagire socialmente con i suoi coetanei. Mattia, invece, brillante studente, veniva preso in giro dai suoi compagni di classe a causa della sorellina Michela, affetta da una grave forma di autismo e considerata "strana" dagli altri bambini. Invitato ad una festa di compleanno, Mattia decide di lasciare Michela in un parco vicino mentre lui trascorre un po' di tempo alla festa. Quando ritorna nel parco Michela è sparita e non sarà mai più ritrovata. Mattia rimane schiacciato dal senso di colpa e comincerà ad infliggersi dolore tagliandosi con delle lamette le mani e le braccia. 
Arrivati al liceo Alice e Mattia si incontrano quasi casualmente e diventano amici. La loro è un'amicizia di silenzi e di sguardi, cosa che emerge bene nel film nel quale le battute dei due protagonisti sono veramente poche, ma il silenzio non risulta affatto pesante grazie all'abilità dei due attori di dialogare attraverso i loro corpi. 
Dal momento in cui si conoscono Mattia e Alice sono legati per il resto della vita, anche quando non si vedranno per diversi anni perché Mattia se ne andrà all'estero per lavoro e Alice si sposerà e poi divorzierà perché il marito non è più in grado di convivere con una donna che rifiuta, negando l'esistenza del problema stesso, ogni aiuto per guarire dall'anoressia.
I due torneranno ad incontrarsi dopo anni di separazione perché loro sono come due numeri primi: vicini l'uno all'altro e uguali tra di loro ma mai destinati a toccarsi. 
Vi consiglio di leggere il libro prima di vedere il film, non solo perché così potete immaginarvi a vostro piacere i luoghi e i personaggi, ma anche perché avendo letto il libro anche la comprensione del film risulta più semplice, dato che procede per flashback. 





"I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sè stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini,anzi,quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli.Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’avava mai detto."