Il grande dittatore

Charles Spencer Chaplin, nato a Londra nel 1889 da genitori intrattenitori di Music Hall (oggi diremmo “varietà”), attraversò infanzia ed adolescenza difficili (madre malata e padre alcolista prematuramente scomparso). Dovette lavorare prestissimo nel campo dello spettacolo, anche nel circo, per procurarsi il necessario sostentamento. Emigrò negli Stati Uniti dove rimase fino al 1950, senza mai richiedere la cittadinanza americana. Queste difficili esperienze furono fondamentali per la strutturazione dei suoi personaggi cinematografici, ma soprattutto gli fornirono un punto di osservazione della realtà sociale, politica ed economica assolutamente insolito, più vicino agli indifesi, ai vessati ed agli oppressi.
 Tutti i suoi film contengono elementi di satira estremamente convincenti e forti, ma allo stesso tempo ricchi di poesia ed umanità. In “The Immigrant” (“Charlot emigrante”) del 1917 evidenzia l'ingiusto trattamento riservato ai poveri immigrati che dovevano subire una scandalosa “quarantena” a Ellis Island prima di poter sbarcare a New York. In “Shoulder Arms” (“Charlot Soldato”) del 1919 e in “The Kid” (“Il monello”) del 1921 la satira nei confronti del sistema si radicalizza, mettendo a nudo le contraddizioni dell'epica militare e del sogno americano di ricchezza e benessere per tutti. Concetti che vengono ripresi con efficace umorismo misto ad indimenticabili momenti di poesia e commozione nei successivi capolavori “The Gold Rush” (“La Febbre dell'Oro”) del 1925, “The Circus” (“Il Circo”) del 1928, e “City Lights” (“Luci della Città”) del 1931.
 Una caratteristica di tutti i film di Chaplin, che ne denota il grande genio cinematografico, è la stratificazione dei contenuti, che possono essere compresi a diversi livelli. Le sue storie contengono elementi popolari, che divertono, che si rivolgono, mi si passi il termine, alla “pancia” dello spettatore. Ma la stessa storia contiene significati più profondi ed emotivamente coinvolgenti che parlano al cuore dello spettatore. Non manca però un livello ancora superiore, più politicamente anarchico e critico che si rivolge alla parte razionale, al cervello dello spettatore. Da perfetto imprenditore di sé stesso Chaplin è consapevole che per poter avere successo ed allo stesso tempo esprimere la sua visione delle cose deve miscelare questi ingredienti con sapienza ed equilibrio. Sembra quasi incredibile che Chaplin sia riuscito in questo meraviglioso equilibrismo senza avvalersi del sonoro, disponibile per il cinema commerciale già dal 1926 (Il primo vero successo del cinema sonoro è del 1927, “Il Cantante di Jazz”). È probabile che la sua precedente esperienza di pantomima circense gli abbia lasciato in eredità un'ineguagliabile capacità di esprimere sentimenti e poesia attraverso piccoli gesti, che trasferiscono la vicenda dal piano della realtà al piano del simbolico, dove le parole non sono più necessarie, anzi diventano un ingombro. Basta pensare alla scena in cui esprime la tenerezza inesprimibile per una ragazza facendo ballare due panini infilzati dalle forchette... (“La Febbre dell'Oro”).
Ma arriva il momento in cui al mondo impazzito non bastano più le sole immagini, per Chaplin è giunto il momento di trasmettere un messaggio di pace e di rispetto dei diritti umani anche con le parole.
La satira del suo primo film sonoro avrà come oggetto Adolf Hitler e Benito Mussolini: Il film esce nel 1940 con il titolo “The Great Dictator” (“Il Grande Dittatore”). Charlie Chaplin interpreta il dittatore ed il suo sosia, un mite barbiere ebreo, eroe, suo malgrado, della I guerra mondiale.

La trama del film
Al termine della prima guerra mondiale un barbiere ebreo, soldato della Tomania, compie un’azione eroica a bordo di un aereo salvando la vita dell'ufficiale Schultz. In tale frangente rimane ferito e perde completamente la memoria.
Quando esce dall'ospedale militare, dopo vent'anni di degenza, la Tomania è ormai nelle mani del violento dittatore Adenoyd Hynkel che perseguita gli Ebrei, coadiuvato dalla sua polizia, le Camicie Grigie, da Garbitsch, ministro dell'Interno e della Propaganda e da Herring, ministro della Guerra.
Inconsapevole di tutto ciò il barbiere fa ritorno alla sua bottega nel ghetto ebreo e si sorprende per il comportamento di uomini in divisa che imbrattano i vetri del suo negozio con la scritta dispregiativa "Giudeo". Reagisce, suscitando le simpatie di Hanna, giovane e bella ragazza del ghetto, che non sopporta le miserabili condizioni di vita imposte dal dittatore, ma cade nelle mani degli assalitori e verrebbe impiccato ad un lampione se non intervenisse Schultz, che riconosce nel barbiere il soldato che tanti anni prima gli aveva salvato la vita.
La protezione di Schultz e la richiesta di un finanziamento inoltrata da Hynkel ad un banchiere ebreo, per mettere in atto la conquista di un paese vicino, l'Ostria, favoriscono una sorta di pace temporanea nel ghetto durante la quale nasce l'amore fra Hanna ed il barbiere. Ma la serenità riconquistata ha vita breve, la negazione del finanziamento farà riprendere le persecuzioni più violentemente di prima.
Schulz si rifiuta di partecipare all'invasione dell'Ostria e fugge a nascondersi nel ghetto, dove cospira con i residenti e con il barbiere per eliminare il dittatore. La cospirazione fallisce e Schulz viene imprigionato con il barbiere in un campo di concentramento.
Il progetto di invasione di Hynkel richiede la collaborazione del dittatore di Bacteria Benzino Napaloni che ha schierato il suo esercito ai confini dell'Austria. L'incontro tra i due avviene nella residenza di Hynkel, dove ingaggiano una esilarante competizione tra dittatori, al termine della quale raggiungeranno un accordo sul destino dell'Ostria.
Il barbiere e Schulz evadono. Hynkel avvia l'invasione dell'Ostria sparando un colpo di fucile da una barca sul lago. Perde l'equilibrio e cade in acqua. Quando raggiunge la riva viene arrestato a causa della somiglianza con il barbiere ricercato. Intanto l'Ostria, dove Hanna si era rifugiata, viene conquistata e sottoposta alle violenze degli invasori. Il barbiere viene scambiato per il dittatore, e, Schulz, per avere salva la vita, lo convince a recitare la parte di Hynkel. Ma quando si trova davanti al microfono che trasmetterà la voce del dittatore alla Tomania, all'Ostria ed al mondo, il mite barbiere ebreo rivolgerà a tutti un proclama di speranza, amore, libertà, uguaglianza e solidarietà che, attraverso la radio giungerà anche all'amata Hanna.

Il film ebbe numerose candidature al premio Oscar, senza ottenere alcuna statuetta. Ma numerose sono le scene entrate di diritto nella storia del cinema e della satira politica. Una di queste, forse la più famosa e significativa è ancora una pantomima, commentata dalla musica di Wagner. Il dittatore sogna di conquistare il mondo e fa danzare tra le sue mani un mappamondo che, nel momento più bello del delirio di onnipotenza, gli scoppia tra le mani.
Ineguagliabile rimane anche la satira relativa alla violenza oratoria di Adolf Hitler. Apparentemente una sconclusionata accozzaglia di sonorità pseudo-tedesche, ma in realtà una sapientissima imitazione satirica, con tutte le pause, gli sguardi, che mettono in evidenza l'agghiacciante comicità involontaria della mimica oratoria hitleriana.
Anche se al termine della II guerra mondiale Chaplin espresse rammarico per avere realizzato un film di satira ed intrattenimento sul problema ebraico (essendo nel 1940 ancora all'oscuro circa lo sterminio), possiamo affermare che, a distanza di quasi settant'anni, Il Grande Dittatore è un film che sa ancora trasmettere emozioni e stimolare sentimenti e riflessioni nello spettatore.
Nel 1997 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Nel 2000 l'American Film Institute lo ha inserito al trentasettesimo posto nella classifica delle migliori cento commedie americane di tutti i tempi.
Lo spirito libero con il quale Chaplin affrontò la realizzazione di questo film, come dei precedenti, unito all'impegno nel richiedere l'apertura in Europa di un secondo fronte (cosa che avverrà con lo sbarco in Normandia) ed alla feroce satira sulla spersonalizzazione del lavoratore alla catena di montaggio in Tempi Moderni, gli procurarono numerose inimicizie che favorirono le accuse di filocomunismo nel 1949 da parte del senatore McCarthy. Nel 1952 durante una crociera in Europa venne invitato dal ministro della giustizia americano a dimostrare di essere “idoneo” a risiedere negli Stati Uniti. Chaplin e la famiglia si stabilirono da allora in Svizzera.
Seppure inconsapevolmente, non essendo Chaplin al corrente del progetto di sterminio denominato “Soluzione finale”, Chaplin affronta nel film un problema che anche i nazisti dovettero affrontare nella loro folle e meticolosa organizzazione. Il barbiere ebreo è un eroe della I guerra mondiale. Come si poteva organizzare lo sterminio degli ebrei conosciuti per i loro meriti nei confronti della nazione?
La risposta nazista al problema fu la deportazione degli ebrei tedeschi privilegiati (musicisti, artisti, attori, decorati nella I guerra mondiale) presso la fortezza di Teresienstadt, in Cecoslovacchia, la “Città che Hitler regalò agli Ebrei”. Divenne l'anticamera di Auschwitz.



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