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PODCAST: CONSIGLI PER L'ASCOLTO

Le notifiche mi ricordano che ho cinque episodi da ascoltare. Questa settimana sono rimasta un po’ indietro con l’ascolto dei podcast. Mi rimetterò in pari sul treno o in autobus. In fondo preferisco i podcast alla radio proprio perché è possibile ascoltarli quando si vuole.

C’è n’è un po’ per tutti i gusti, ma questi sono i podcast per me più belli:

FANTASCIENTIFICAST Phaser a portata di mano e spada laser alla cintura? Fantascientificast è il podcast fatto apposta per noi appassionati di Star Trek e Star Wars. Ogni episodio è diviso in diverse rubriche all’interno delle quali si chiacchiera dei più vari aspetti della fantascienza. Si discute delle novità e si riscopre la fantascienza classica, dai romanzi ai film, dai videogiochi ai fumetti. La puntata 71 è l’ideale per cominciare l’ascolto, con l'annuncio di un blog nuovo di zecca.

EASY APPLE Il podcast si occupa di ogni tema legato al mondo Apple approfondendone pregi e difetti. Si parla di applicazioni, programmi, novità e accorgimenti per sfruttare al meglio i nostri dispositivi. Non è necessario essere super esperti di tecnologia per godersi l’ascolto.

DIGITALIA I conduttori si uniscono una volta alla settimana in una conversazione che sfiora ed approfondisce ogni ambito della tecnologia, dal software ai social network. È una trasmissione piacevole ed accessibile anche per un pubblico meno esperto che vuole approfondire le sue conoscenze.

TALKING COMICS Podcast in inglese dedicato al vastissimo universo dei fumetti. Vengono presentati e recensiti gli albi usciti in settimana (in America), ma si parla anche di film, di classici del fumetto e scoperte casuali. Il tutto con il tono leggero di una chiacchierata tra quattro amici nerd al bar.

IL DISINFORMATICO Internet è ricco di tranelli, o se volete di troll. Il Disinformatico ci aiuta con ironia a superare indenni i rischi del web.

THE MORE YOU NERD << Expanding your nerd horizons >>. Qui si chiacchiera di film, videogiochi, fumetti, film tratti da fumetti, di serie tv… Come dei bravi nerd. Io ne approfitto anche per rispolverare un po’ il mio inglese.

THE MISSFITS Podcast dedicato a tutto ciò che è geek (film, fumetti, serie tv, romanzi...), visto dalla prospettiva femminile delle conduttrici.

RICCIOTTO Il cinema raccontato da appassionati che ci hanno anche lavorato come giornalisti e critici. L’acume con cui i film vengono raccontati e analizzati è il suo punto di forza, perché fornisce gli strumenti per accedere a chiavi di lettura nascoste o inusuali che, secondo me, sono il vero divertimento del cinema. Adatto a tutti gli appassionati.

WOMEN OF MARVEL PODCAST Quattro professioniste della Casa delle Idee discutono delle novità Marvel, ma non solo. Ci sono le interviste, per esempio a Katee Sackhoff e più recentemente ad Hannah Murray e Deborah Ann Woll, attrici rispettivamente in Game Of Thrones e Daredevil. Spesso partecipano al podcast illustratrici, costumiste, scrittrici... È interessante perché lasciano intravedere il dietro le quinte di una grande casa di produzione come la Marvel.

METRO I podcast impostati come una bella chiacchierata sono i miei preferiti. Sicuramente sono quelli più stimolanti perché durante la conversazione emergono punti di vista e opinioni diverse che spingono ad approfondire la questione. Questo è appunto l’obbiettivo di Metro, una << chiacchierata settimanale tra amici su tecnologia, cultura e attualità >>.

TECH MIND È il podcast << più tecnico del network Easy Podcast >>. Qui le novità in ambito tecnologico vengono trattate da un punto di vista più professionale. La spiegazione è sempre puntuale e ben fatta, ma un minimo di conoscenze sono necessarie per riuscire a stare dietro a quello che si dice. Così, anche se non sono un’espertona, cerco di ampliare le mie conoscenze.

PRIMA PAGINA Studiando giornalismo, tenermi informata sui fatti del giorno è diventato parte integrante del programma d’esame. In questo mi aiuta Prima pagina, un podcast (e trasmissione radiofonica) che quotidianamente realizza una rassegna stampa leggendo e commentando gli articoli più importanti. Oltre a farsi un'idea su "come gira il mondo", l'ascoltatore ha anche un quadro delle posizioni che le diverse testate assumono in merito alle principali questioni, cosa che difficilmente potremmo fare da soli ogni mattina.

RADIO FREE BURRITO Immagino sappiate chi è Will Wheaton. Chi guarda The Big Bang Theory o Star Trek lo sa di sicuro. Gli altri possono dare un’occhiata alla biografia sul suo blog e magari vedere un paio di puntate di Table Top. Radio Free Burrito è un podcast di conversazione libera. Non c’è un argomento prestabilito, ma ogni puntata ruota attorno ad uno o più temi differenti. È un po’ come il corrispettivo audio di un blog: l’unica sua ragione d’esistere è condividere esperienze.

Voi cosa ascoltate sull'autobus, in macchina, passeggiando, lavando i piatti o dormicchiando sul divano?

EMOTICON ED EMOJI: L'EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE

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Gatti con gli occhi a cuore, ballerine di flamenco, fantasmini, alieni e ciambelle. Sono rare le volte in cui invio un messaggio  di testo non accompagnato da almeno un’emoji.
Con chat e servizi di messaggistica vari lo scambio di battute si fa sempre più rapido. Faccine e disegnini aiutano a chiarire il tono del testo, evitando possibili fraintendimenti. Un "si" seguito da una faccina sorridente diventa meno brusco.
In qualche caso le emoji possono sostituirsi del tutto al testo tradizionale e, con un po’ di fantasia, raccontare l’intera trama di Game Of Thrones.
Il segreto è non esagerare.

È facile confonderle, ma emoticon e emoji non sono la stessa cosa. Le seconde sono una versione più evoluta ed articolata delle prime.

Il termine emoticon è una fusione delle due parole emotion e icon. Si tratta di caratteri tipografici che rappresentano espressioni facciali stilizzate. Come spiega un interessante articolo del Guardian, le emoticon nascono nel settembre 1982, quando l’informatico Scott Fahlman suggerì che :-) e :-( avrebbero potuto essere usati on-line per distinguere post ironici da affermazioni più serie.

Le emoji invece nascono un po’ dopo, verso la fine degli anni ’90 in Giappone. Il loro nome (e + moji) significa pittografia. Infatti le emoji, a differenza delle emoticon, sono vere e proprie immagini. Non solo rappresentano le emozioni umane, ma anche una gran quantità di altri aspetti della realtà, dagli animali ai cibi, dagli strumenti musicali ai mezzi di trasporto. È un vocabolario in continua espansione.
L’unico svantaggio delle emoji è che devono essere supportate dal software, in caso contrario chi riceverà il messaggio non vedrà l’immagine ma soltanto un quadratino o uno spazio vuoto.

Tanto per complicare un po’ le cose, è bene sapere che esistono anche le kaomoji, inventate (indipendentemente) nello stesso periodo delle emoticon. Utilizzano la grande varietà di caratteri necessari per scrivere in giapponese. In pratica sono una simpatica combinazione di emoticon ed emoji. *_*

Le faccine (in particolare le emoji) hanno innegabilmente cambiato in nostro modo di comunicare, evolvendosi da "ripetizioni" grafiche di un contenuto testuale a forme espressive dotate di significato e valore propri. Sono diventate parte integrante del testo tradizionale.

Per farvi un'idea più precisa della frequenza con cui le emoji vengono utilizzate su Twitter andate su emokitracker.com. Spoiler alert: l’emoji che usiamo più spesso è quella della risata. Per fortuna abbiamo ancora senso dell'umorismo. ;D

CITIZEN JOURNALISM: LA NUOVA STRADA DEL GIORNALISMO

Social journalism and open platforms are the new normal. Now we have to make them work. - Mathew Ingram
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Ieri sera ho visto The Fifth Estate (Il quinto potere), film con Benedict Cumberbatch e Daniel Bruhl che racconta delle origini di Wikileaks. Non è mia intenzione soffermarmi su pregi e difetti del film (interessante ma non particolarmente riuscito a livello strettamente cinematografico) né tanto meno sulla controversa figura di Julian Assange. 
Wikileaks, ricevendo informazioni e documenti da fonti anonime e pubblicandole sul proprio sito, è stato uno dei primi esempi (per certi versi estremo) di citizen journalism. Si tratta di una forma di giornalismo che coinvolge attivamente i lettori e i cittadini grazie ai nuovi media. In Italia viene tradotto come giornalismo partecipativo. Ed è appunto di questo che vorrei parlarvi. 
Il citizen journalism tarda a prendere piede, soprattutto in Italia, dove le testate devono essere rigorosamente registrate in tribunale e i giornalisti, per essere riconosciuti tali, devono essere iscritti all’Ordine secondo regole che rendono sempre più difficile l’accesso alla professione. 
In più queste nuove forme di giornalismo vengono spesso guardate con sospetto dagli addetti ai lavori, temendo competizione e concorrenza. 
Io sono invece convinta che, se organizzate con criterio, forme di citizen journalism possano solo arricchire i tradizionali canali d’informazione. In un articolo per GigaOm, Mathew Ingram ha definito il social journalism come la nuova normalità nell’informazione, aggiungendo che si tratta non solo di un modo per sostenere il giornalismo tradizionale ma anche di una risorsa per scoprire nuovi talenti e figure professionali.
Certo la cosa difficile sarà riuscire a separare le voci dai fatti, perché certamente non tutte le informazioni saranno corrette e le fonti andranno come sempre verificate. Andy Carvin, intervistato da Pagina99 in occasione della nascita del progetto di social journalism reported.ly, parla infatti della necessità di << creare porte credibili per gli utenti che possono finalmente essere produttori di news grazie a internet, agli smartphone e alle videocamere >>. 
Il citizen journalism non diventerebbe quindi un caotico agglomerato di informazioni di dubbia qualità: sfruttando la capacità del cittadino comune di farsi reporter, offrirebbe, grazie ad una selezione accurata, punti di vista che andrebbero ad arricchire le notizie riportare dai media tradizionali.
Si tratta di un ambito dell'informazione ancora tutto da costruire che spero di poter approfondire in futuro, chi lo sa, magari persino dall'interno. 

Che cos'è la satira?

La satira non è insulto, offesa. 
La satira è intelligente, mordace. È acuta osservazione della realtà. 
È un'amara risata che apre alla riflessione. 
Una vignetta può essere un'arma potentissima. 
L'insulto, come la violenza, è soltanto ignoranza. 
Odio le tue opinioni, ma mi batterò sino alla morte affinché tu possa esprimerle. - Voltaire
(fonte immagine)

Dal papiro ai pixel: il futuro del libro

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Il breve, brevissimo (si legge in mezz'ora)  saggio dell’Economist sul futuro del libro, From Papyrus to Pixels, si presenta come un Penguin logorato dall'uso. L'intero testo è online e gratuitamente fruibile dal lettore che può decidere se continuare a sfogliarlo come un tradizionale libro oppure "scrollarlo" come un e-book arricchito di contenuti multimediali, o persino ascoltarlo come un audiolibro (in inglese). Il saggio, accessibile e godibilissimo, riflette su quello che sarà il futuro del libro e vale la pena di leggerlo o anche solo di aprirlo perché, nella sua forma tripartita (libro, e-book, audiolibro) è già il futuro.
Il crescente sviluppo delle nuove tecnologie ha portato molte persone a prevedere la morte di libri, editori, autori e librerie. Ma in realtà il futuro sembra essere ben più roseo. 
L'autore del saggio mette subito in chiaro che la diffusione dell'e-book è lenta e graduale, parallela (mai in opposizione) al libro cartaceo. Alcune tipologie, come i romanzi, si sono convertiti più rapidamente e con maggior successo alla più economica e maneggevole versione digitale. Ma il cartaceo rimane per svariate ragioni: i libri continuano ad essere un ottimo regalo di Natale, molti non resistono al fascino di avere in casa loro una ben nutrita libreria... 
In generale nemmeno le case editrici sono state danneggiate dall'avvento degli e-book che, avendo un costo di produzione piuttosto ridotto, evitano il rischio di spendere molto per la pubblicazione di una gran quantità di copie che poi potrebbero non essere vendute. 
Le librerie sono quelle che hanno avuto i maggiori problemi: è in continuo aumento il numero di piccole librerie costrette a chiudere non solo per la concorrenza del digitale ma anche (e forse soprattutto) per la concorrenza delle grandi librerie.  
Negli ultimi capitoli del saggio si parla di tutte quelle novità, possibili grazie a continue innovazioni tecnologiche, che stanno contribuendo al cambiamento (ed all'arricchimento!) del mondo della letteratura. In particolare viene preso in considerazione il fenomeno dell'autoedizione, comune tra gli scrittori prima del XIX secolo e successivamente guardato un po' dall'alto in basso. Oggi, grazie ad internet ed ai libri digitali, sono sempre di più gli autori che decidono di pubblicare in proprio. Si sperimenta nell'ambito della narrativa, nascono nuovi generi e vengono letti autori che non avrebbero mai potuto essere scoperti in un mondo di soli libri a stampa. 
Questi cambiamenti stanno spingendo le case editrici a lavorare in maniera differente: in cerca di nuovo materiale si cominciano a perlustrare anche piattaforme come Wattpad, strutturato come un social network di scrittura in cui chi scrive può ricevere un immediato feedback dai lettori. 
Il quadro tracciato da From Papyrus to Pixels è quello di un mondo in continua evoluzione in cui tradizione e modernità si compenetrano.

Leggo quindi scrivo

Certo non ho la capacità di saper scrivere davvero bene, nè tanto meno ho la pretesa di considerarmi una scrittrice. Però, nel mio piccolo, quello che ho imparato dalla mia esperienza personale ed anche osservando gli altri è che senza leggere non si impara a scrivere.
Chi non legge non è uno scrittore! E' un dato di fatto.
Avere belle idee in testa è certamente un buon punto di partenza per cominciare a scrivere, ma se poi non si possiedono gli strumenti con cui raccontare quelle storie alla fine un bel progetto si concluderà con nulla di fatto.
Lo scrittore, e colui che aspira a diventare tale, deve prima di tutto amare leggere, per piacere personale e per confrontarsi con altri autori, con il loro stile e con le loro storie.
Solo leggendo si possono comprendere, anche (e forse soprattutto) inconsciamente, i meccanismi della scrittura. Leggere è il modo migliore per rafforzare le proprie conoscenze grammaticali e lessicali (in cui purtroppo moltissime persone oggi hanno lacune spaventose) e per ampliare il proprio vocabolario (e se volete essere scrittori è necessario che ne abbiate uno davvero molto ampio): quando scrivete, ma anche quando leggete, tenete sempre a portata di mano il dizionario e non abbiate paura di consultarlo ogni volta che avete un dubbio (avere dei dubbi è assolutamente normale e non c'è da vergognarsene ma sarebbe da stupidi non cercare di chiarirli).
Se si vuole scrivere, accostarsi ad un testo prestando coscientemente attenzione al modo in cui tale testo è strutturato e non solo allo svolgimento della trama è indubbiamente utile, ma, in una certa misura, questi aspetti più tecnici della scrittura li assimilerete senza nemmeno accorgervene se siete lettori attenti ed appassionati, davvero amanti della lettura.
Ma prima ancora leggete perchè la lettura ha il potere di farvi evadere dalla realtà, di farvi immergere in essa, di farvi riflettere, di farvi sognare, di farvi affezionare a persone reali o provenienti da mondi lontani e immaginari, di farvi pensare con la vostra testa!

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