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Quando casa tua diventa patrimonio dell'umanità

UNESCO, Moncalvo, Italia, Piemonte, Monferrato

UNESCO, Italia, Moncalvo, Piemonte, Monferrato
Solo pochi giorni fa sono venuta a sapere che casa mia è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. D'accordo, non proprio casa mia nello specifico (temo che all'umanità importi poco di casa mia, soprattutto se dovesse venire a sapere che le pareti della mia camera sono ognuna di un colore diverso) ma la città in cui sono nata e cresciuta e le località circostanti. 
Monferrato, Langhe e Roero sono aree vitivinicole del Basso Piemonte e proprio perché rappresentano l'opera combinata della natura e dell'uomo hanno ricevuto questo riconoscimento. 
Per la maggior parte degli Italiani sono i luoghi, un po' mitici, di Pavese. Per me sono i luoghi delle fiere di paese con il venditore di caldarroste, di infinite partite a nascondino sulla piazza, di mattinate grigie e nebbiose, delle passeggiate lungo stradine secondarie che si snodano tra i campi, di antiche tradizioni legate alla viticoltura ed al mondo agricolo ed alla vita di paese.   
Usi e gesti che ho imparato dai racconti dei nonni e che poi, solo dopo averli vissuti, ho ritrovato nelle pagine di Pavese, nei cicli lunari e nei falò. 
Sono moltissimi i luoghi riconosciuti come patrimonio dell'umanità e ce ne sono di ben più importanti e straordinari di queste colline piemontesi, all'estero ed in Italia: Gerusalemme, l'Acropoli di Atene, le Isole Eolie, il centro storico di Firenze, il Parco Nazionale del Grand Canyon, la Statua della Libertà, il Colosseo... Ma non posso fare a meno di provare un certo orgoglio per la terra da cui provengo e che, approfittando della bella stagione, vi invito a visitare, non solo per la qualità dei prodotti tipici ma anche per i numerosi luoghi d'interesse culturale ed artistico e per il magnifico paesaggio! 

Studiare un podcast

Da oggi l'Istituto Comprensivo di Moncalvo ha un suo podcast! 
E cosa se ne fa una scuola di un podcast? Ovvio, lo usa per educare! Perché non è affatto vero che le "nuove" tecnologie sono nocive e fonte di distrazione per i giovani. Se usate correttamente possono diventare una grande risorsa. E un podcast creato dalla collaborazione tra studenti e insegnanti, oltre ad aiutare i primi nell'apprendimento delle nozioni strettamente scolastiche, è anche un perfetto esempio dell'utilità delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione. E poi è una cosa divertente, che stimola l'attenzione dello studente e la creatività. 
Ma quali sono gli argomenti del podcast? La prima puntata del podcast parte proprio dall'a b c, ovvero il metodo di studio. Viene quindi spiegato con chiarezza in che modo rendere più organizzato e facile lo studio, sempre tenendo conto del fatto che poi ognuno svilupperà una propria tecnica personale. Una cosa molto utile, soprattutto per gli studenti che sono appena arrivati alle scuole medie e che si troveranno molto avvantaggiati nella futura carriera scolastica dall'avere una buona tecnica di studio. 
E, a proposito di studio, il tempo stringe ed è ora che io torni a preparare il mio esame, per cui taglio corto e vi lascio il link di iTunes a cui potete trovare e scaricare il podcast. E io aspetto incuriosita le prossime puntate, chissà che non ne esca una utile per il mio esame di italiano...! ;)

Immagini dal Medioevo

Era da un po' che non usavo la reflex ed oggi ho avuto la possibilità di fare qualche foto un po' "insolita"...nel medioevo.
Nel complesso l'evento era di piccole proporzioni ma ben costruito ed anche interessante. Alcune cose, come le civette ed i gufi, erano davvero carine ed in fondo è stato bello vedere un'atmosfera un po' diversa dal solito (e la recente lettura de I Pilastri della Terra deve avermi un tantino suggestionato). E potrei essermi persa cose anche più interessanti visto che ci ho girato un po' soltanto in mattinata, mentre nel pomeriggio mi sono lasciata trascinare dalla modernità e sono andata al centro commerciale (tutta colpa delle auricolari che mi abbandonano sempre sul più bello)...
Per l'anno prossimo propongo come possibili migliorie la presenza di qualche cantastorie ed, in generale, un maggior numero di figuranti. 
...Chissà se ci sarà qualcuno disposto ad intrerpretare "quello messo alla gogna", un must dei film ambientati in epoca medievale che secondo me sarebbe anche suggestivo piazzato lì, sulla piazza. Ci vedrei bene un tipo come il vecchietto de Il Gobbo di Notre Dame che ogni volta che riesce a liberarsi rimane intrappolato in qualche altra diavoleria, dalla gogna al tombino! Certo sarebbe più suggestivo un bel rogo della strega, magari quando é già buio, ma temo che non si troverà mai qualcuno disposto ad accettare la parte... ;)




A spasso senza una meta

Questa mattina c'era una bell'aria fresca che, per quanto mi riguarda, è proprio quello che ci vuole per avere un po' di refrigerio dal caldo estivo. Contando proprio su questo nel pomeriggio sono andata a farmi una bella passeggiata durante la quale ogni mia speranza è stata infranta: nonostante qualche leggero colpo di vento, fa caldo!!
Comunque non tutto il male viene per nuocere e io mi sono portata dietro la reflex (non si sa mai...) e ho un po' smanettato con quella: per cui se foste passati sulla mia strada vi sareste imbattuti in una tizia vestita come un muratore che, in ginocchio sul ciglio della strada, cercava di fotografare fiori, che, mossi dal vento, non ne volevano sapere di rimanere a fuoco, rischiando di strozzarsi con la tracolla della reflex e le auricolari dell'iPod. E per mia sfortuna molti che passavano in macchina si sono davvero imbattuti in scene del genere...




Un giorno senza creare


"Fiction, poesia, teatro, pittura, disegno, fotografia... in realtà non importa.
Un giorno che non riesco a fare qualcosa, per piccola che sia, mi sembra un giorno sprecato.
Una settimana senza creare nessun tipo di arte mi risulta assolutamente dolorosa.
(Mark Haddon)




Leggere per vivere

Ieri, sabato 5 maggio, è stata inaugurata la Biblioteca Cerruti Silvia presso l'Istituto Comprensivo di Moncalvo. Ve ne parlo non solo perché è un bel progetto, ma anche perché quella è stata la scuola che ho frequentato fino alla terza media e quindi mi piace vedere come sia un luogo nel quale non mancano mai delle belle iniziative. 
La biblioteca, che oltre alla sezione Cerruti Silvia comprende anche la sezione per bambini Duso Serena (dedicata ai bambini più piccoli delle elementari), è ormai attiva da qualche mese e comprende un totale di oltre duemila libri, dei quali più di un centinaio sono attualmente in prestito.
La gestione del prestito dei libri avviene online e ciò rende possibile consultare, prenotare e prendere in prestito i libri della biblioteca anche per gli studenti degli altri paesi le cui scuole rientrano nell'Istituto Comprensivo di Moncalvo. 
Inoltre la biblioteca, grazie alla disponibilità dei professori, ha ogni giorno (escluso il lunedì) un orario di apertura durante il quale gli alunni possono restituire i libri presi in prestito, prenderne di nuovi, curiosare tra i volumi, ed eventualmente decidere di non prendere nulla. 
Secondo me il bello della biblioteca è proprio questo: non c'è nessuna imposizione. Ai bambini non viene imposto un tot di libri da leggere, quali libri leggere o cose di questo tipo (che molto spesso servono solo a far passare la voglia di leggere), ma possono scegliere in completa autonomia quali e quanti libri leggere, esattamente come in una qualsiasi biblioteca. 
Per sostenere la neonata biblioteca è stato anche realizzato il progetto Primavera del Libro, che consisteva nella possibilità di acquistare presso le cartolibrerie di Moncalvo e quindi donare alla biblioteca uno o più libri, con la possibilità di personalizzarli con una dedica. Il successo dell'iniziativa è andato oltre le aspettative ed alla  alla data del 5 maggio sono pervenuti alla Biblioteca Cerruti Silvia con sezione per bambini Duso Serena ben 148 volumi
Lo scopo è non solo quello di permettere ai ragazzi di imparare come funziona una biblioteca e di invogliarli alla lettura, ma è anche quello di far si che diventino dei lettori autonomi e consapevoli, in grado di trovare le proprie letture con l'istinto, che nel lettore abituato diventa quasi sempre infallibile.





Ritorno con reflex

Oggi, dopo un periodo relativamente lungo di assenza, sono tornata a casina casetta e soprattutto alla mia reflex (con obiettivo zoom 70-300mm nuovo di zecca, o meglio usato ancora poco). Così appena entrata in casa non ho resistito e mi sono messa a smanettare un po' sul terrazzo, approfittando anche della giornata di sole...










Qui altri smanettamenti... ;)

Neve, neve e poi neve

Quando ero piccola avevo letto un libro del Battello a vapore intitolato Neve, neve e poi neve. Racconta di una città in cui si mette a nevicare talmente tanto e talmente a lungo che gli abitanti non possono più uscire di casa perché la neve blocca porte e finestre. E l'unico collegamento con il mondo esterno è il camino.
Bene, in questi ultimi due giorni mi sembrava proprio di vivere all'interno del racconto. Con la differenza però che nel libro non ci sono blackout che durano dalle 21.00 alle 11:00 del giorno successivo lasciandoti non solo al buio ma anche al freddo, senz'acqua e senza poter cucinare...

nevicata in stile bufera, risultato: neve anche sui muri...

blackout: meno male che la zia mi aveva regalato una candela profumata

il mattino dopo il blackout: ancora niente corrente...



e il mattino dopo si va a spalare per cercare di liberare la macchina



comunque c'è sempre chi si diverte...

qualche coraggioso si è anche avventurato nella bufera






A human face: giornata della Memoria

Nel 1933 a nord di Monaco di Baviera veniva aperto Dachau, il primo campo di concentramento nazista. A Dachau furono deportate 206.206 persone: 30.000 morirono. 
Nell'estate del 1940 veniva aperto il lager di Mauthausen-Gusen, in Alta Austria. 
Nel 1937 diventa operativo il campo di concentramento di Buchenwald, a circa 8 chilometri da Weimar, nella Germania orientale.
Nel 1940 la città fortezza di Theresienstadt venne trasformata in campo di concentramento. Hitler volle che qui fosse realizzato un film-documentario per mostrare il benessere degli ebrei sotto la protezione del Terzo Reich. Dopo le riprese la maggior parte del cast e lo stesso regista (Kurt Gerron, comparso al fianco di Marlene Dietrich in L'angelo azzurro) vennero deportati ad Auschwitz.
Il campo di Treblinka, in Polonia, fu attivo dal 1940: vi furono sterminate dalle 700.000 alle 900.000 persone.
Auschwitz fu reso operativo il 14 giugno 1940. Vi furono deportate più di 1 milione e 300.000 persone: 900.000 furono uccise subito al loro arrivo e altre 200.000 morirono a causa di malattie, fame o furono uccise dopo il loro arrivo. 
Nel 1943 venne aperto il campo di Bergen-Belsen, nella bassa Sassonia: circa 50.000 persone morirono nel campo, tra di loro anche Anna Frank e la sorella Margot.
Nel 1942 venne allestito il campo di concentramento e transito di Fossoli, in Emilia-Romagna. 2844 ebrei passarono per il campo e 2802 furono deportati.
Nei campi di sterminio nazisti vennero uccisi 5,9 milioni di ebrei, 2-3 milioni di prigionieri di guerra sovietici, 1,8-2 milioni di polacchi non ebrei, 220.000-500.000 Rom e Sinti, 200.000-500.000 disabili, 80.000-200.000 massoni, 5.000-15.000 omosessuali, 2.500-5.000 testimoni di Geova, 1-1,5 milioni di dissidenti politici, 1-2,5 milioni di slavi per un totale di 12,25-17,37 milioni di persone. Ma il numero esatto di persone uccise dal regime nazista è ancora soggetto ad ulteriori ricerche e si pensa che il totale possa essere ancora superiore a quanto finora stabilito. 

Scultura nel Memoriale a Dachau

Nel 1953 venne fondato il museo Yad Vashem (che significa "un memoriale e un nome"), memoriale ufficiale di Israele delle vittime dell'Olocausto. E' composto da una Sala memoriale, un museo storico, una galleria d'arte, una Sala dei nomi, un archivio ed un centro educativo. 
Presso lo Yad Vashem vengono conservate delle schede su cui sono riportati i nomi ed i dati delle persone morte nei campi di sterminio, e ognuno può consultare queste schede (anche online) ed eventualmente integrarle con nuovi dati o crearne di nuove relative a persone non ancora nel database. La regola dello Yad Vashem è che chiunque può realizzare una scheda (Page of Testimony) anche se non ha conosciuto personalmente la persona in questione, purché i dati facciano affidamento su più di una fonte. 

Sala dei nomi
In tutto quest'orrore però sono accadute delle cose davvero straordinarie. Perché l'essere umano è davvero straordinario: benché umiliato, privato della propria identità, abbattuto ed avvilito riesce sempre a trovare un modo per elevare il suo spirito. 
Hans Krasa (a sinistra)
Per esempio il compositore Hans Krasa, internato a Theresienstadt (Terezin), riuscì a mettere in scena all'interno del campo Brundibàr, un'opera per bambini (eseguita da voci bianche) che racconta una vicenda edificante nella quale il bene trionfa sul male (e non manca il significato simbolico e satirico).
Krasa aveva composto l'opera nel 1938 e quando venne deportato a Terezin non aveva con se lo spartito originale perciò riscrisse Brundibàr adattandolo ai pochi strumenti a sua disposizione. 
Inizialmente le rappresentazioni erano clandestine, ma poi cominciarono anche quelle ufficiali che andarono avanti fino alla fine del 1944, quando non era rimasto più nessuno vivo per metterle in scena. 
"Brundibàr dava ai bambini fiducia. Fiducia nel mondo, nel fatto che il mondo può essere bello. Quando i bambini rappresentavano Brundibàr nelle soffitte degli alloggiamenti, in quei momenti la vita perdeva i suoi orrori e tornava a sorridergli". (Alice Sommer, nota pianista)
Viktor Ullman
L'Imperatore di Atlantide è un altro esempio della miracolosa creazione di musica e satira a Terezin. L'opera venne composta da Viktor Ullman nel 1942 a Terezin. Ma la sua rappresentazione venne subito proibita dai nazisti che si resero immediatamente conto dell'identificazione tra il personaggio del kaiser e Hitler. 
Pochi mesi dopo l'internamento a Terezin, Ullman venne deportato ad Auschwitz dove morì nel 1944.
La partitura e il libretto de L'Imperatore di Atlantide furono miracolosamente salvati dallo smantellamento di Terezin e rappresentati per la prima volta dopo trent'anni dalla morte del compositore.
Queste testimonianze di arte all'interno dei campi di concentramento sono arrivate a noi in diverse maniere. Ad esempio un ricercatore durante i suoi studi scoprì, a Lublino, una canzone yiddish che presumibilmente venne composta in un lager: la scoprì perché gli venne cantata da un bambino sopravvissuto ad Auschwitz e che lì l'aveva imparata. La canzone si intitola Yeder ruft mikh Ziamele (Tutti mi chiamano Ziamele) ed è una commovente testimonianza della realtà dei campi di sterminio vista con gli occhi di un bambino. Qui potete ascoltare il brano cantato dal coro di voci bianche del Progetto Il CantaInsieme presso l'Istituto comprensivo di Moncalvo (e tra le voci bianche ci sono anche io anche se ormai sembrano passati dei secoli da quando facevo le medie).
L'esperienza dei lager non ha poi mancato di influenzare la produzione di vari artisti che, sopravvissuti ai campi di concentramento, si servirono dell'arte figurativa per raccontare ciò che avevano vissuto. 
Uno di essi è David Olere che, sopravvissuto ad Auschwitz, dipinse ciò che aveva subito. Nell'opera di Olere lo spettatore è posto di fronte alla verità essenziale della memoria visiva. Tanto è vero che i suoi disegni acquistarono una tale importanza da essere usati come prove nei processi del dopoguerra ai nazisti. 



L'uomo possiede qualcosa di più rispetto a tutti gli altri esseri viventi: possiede l'empatia, ovvero la capacità di sentire ciò che sentono gli altri esseri umani, di mettersi nei panni degli altri. Ma è una cosa che facciamo troppo poco spesso.
Come dice Charlie Chaplin nel celebre discorso finale de Il Grande Dittatore "abbiamo i mezzi per spaziare ma siamo chiusi in noi stessi". 
Allora cerchiamo di rompere limiti del nostro egoismo e, attraverso il ricordo di ciò che è stato, finalmente capire che un mondo senza più odio e violenze, in cui le persone si aiutano tra di loro e non si combattono sarebbe davvero un luogo bellissimo in cui vivere e per cui vivere. 

Remember only that I was innocent
and just like you, mortal on that day,
I, too, had a face marked by range, by pity and joy,
quite simply, a human face! 
(Benjamin Fondane, morto ad Auschwitz nel 1944, Exodus)